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Effemeridi

Per sorridere un po’
di Fadila

TitoboeriLo Spirito Santo

Vai a fidarti delle tue certezze sulle idee e opinioni manifestate da certi uomini. Leggi i loro scritti e li prendi per oro colato, simboli di verità rivelate. T’innamori dei loro pensieri pieni di saggezza ed equilibrio e poi spesso ne subisci la delusione per il loro pratico operare. Mi è successo tante volte e tante sono state le delusioni, nonostante la massima che dice ‘segui quel che il prete dice, senza guardare quel che fa’. L’ultima mi è toccata con Tito Boeri. Quando scriveva sul Corriere della Sera su questioni di politica economica, la sua logica e i sillogismi che la accompagnavano erano musica per noi lettori. La goduria aumentava ancor più per le bacchettate che dava ai politici, di solito in regime di par condicio. Da quando è diventato presidente dell’Inps il suo modo di ragionare ha subito una radicale mutazione, forse dovuta al profumo che emana il potere, che ha mandato a farsi friggere tutti i meccanismi logici del suo pensiero.


Il suo clamoroso autogol se l’è segnato nel documento con le osservazioni critiche sull’istituzione dell’ispettorato unico, dove tra gli elementi negativi del progetto, indica quello più aborrito dall’opinione pubblica di questi tempi, il suo peccato originale, il marchio indelebile fino alla fine dei tempi, vale a dire la nomina politica del presidente del nuovo organismo, quindi docile strumento di chi governa. Ora è possibile accettare un discorso del genere da un qualsiasi cittadino che non ha le mani in pasto nel potere, anzi, magari, ne è vittima; detta da lui, sarebbe un’osservazione giusta e condivisibile.


Ma, nella bocca del Boeri, suvvia, diventa un’offesa alla normale intelligenza dei cittadini; è come se Pinocchio rinnegasse Geppetto. Siccome siamo certi che il bocconiano non crede a quello che ha scritto, per espiare il suo grande peccato, come minimo dovrebbe andare in pellegrinaggio a piedi fino al santuario di Santiago di Compostela. Ancora più lontano? Non esageriamo, anche perché dopo, c’è l’Atlantico e per raggiungere gli altri luoghi sacri d’oltremare, siccome non è Gesù che riusciva a camminare sulle acque, dovrebbe fare una traversata troppo defatigante, anche se dai suoi comportamenti abbiamo verificato che ha imparato a nuotare molto bene, persino nelle acque dei mari più agitati. E dopo aver chiesto perdono, trarre le debite conseguenze, perché il suo è l’incarico più politico che esiste. Forse ha avuto una perdita di memoria a noi ignota e ritiene di essere stato eletto a capo dell’ importante istituto previdenziale con suffragio universale o ancor meglio, nominato, Dio ci perdoni, dallo Spirito Santo.


Sappiamo tutti che così non è stato e conosciamo anche il modo in cui ha ottenuto tale prestigiosa nomina. Contrariamente a lui non ce ne scandalizziamo più di tanto, perché sappiamo che così va il mondo. Né l’Inps è quella verginella che ci vorrebbe far credere, come del resto tutti gli istituti di livello e importanza nazionale posti sotto il controllo dell’esecutivo, ma una creatura a dir poco navigata, che fin dalla sua istituzione, si è data a politici e sindacalisti ed è da loro sostanzialmente guidata.


Però, dai, lo possiamo perdonare per le sue menate perché sono sicuramente il frutto della grande passione sbocciata verso la creatura che governa. I due sembrano avvinti l’un l’altro come Paolo e Francesca e le sue dichiarazioni d’amore prescindono dalla logica come quella in cui afferma di volere tutti gli ispettori all’Inps senza rendersi conto che ciò non è possibile. Magari! Quadrato Verde

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