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A proposito del cambio della targa

La deludente riforma dell’ispezione del lavoro
di Renato Nibbio [*]

Renato Nibbio 22Giusto due anni fa, sul numero 10 del luglio/agosto 2015, il nostro Presidente così titolava con la consueta pungente sagacia un suo [purtroppo] profetico editoriale.


Allora in molti speravano che il suo intervento fosse in un qual modo quasi scaramantico, ed erano certi che l’entusiasmo “per il nuovo nato” avrebbe sgombrato il campo da qualsiasi possibile ombra, e dallo scontato scetticismo di chi ben conosce il [non]funzionamento della macchina pubblica.


Per un attimo si pensi, ad esempio, a come è degenerata l’ottima iniziativa delle dimissioni on line; meglio, della manifestazione on line della libera volontà di recesso da parte della lavoratrice piuttosto che del lavoratore. E questo tra ripetuti blocchi del sistema informatico ministeriale e richieste economiche da parte dei c.d. soggetti abilitati. In primis i patronati che non solo non hanno visto questa prestazione rientrare nel finanziamento pubblico, ma non la trovano neppure fra gli interventi tabellati di propria competenza… e pertanto possono ritenerla “a libero mercato”. Ma non sottacendo le pretese economiche di alcune organizzazioni sindacali che anziché pensare ad un investimento di fidelizzazione in prospettiva richiedono al “disoccupando”, non sempre di ottimo umore, il versamento di una cinquantina di euro. Per non parlare delle dimissioni dei cittadini extracomunitari, “scaricati” tutte le volte che non parlano la nostra lingua. Casi nei quali viene da chiedersi se hanno ben compreso gli effetti delle dimissioni “volontarie”, soprattutto quando l’amico che cortesemente funge da interprete è verosimilmente un delegato dal datore di lavoro … se non il datore di lavoro stesso.


A ciò si aggiunga l’informatizzazione della procedura di convalida delle dimissioni e risoluzione consensuale del rapporto di lavoro delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri, oggetto di un “webinar” [cioè, più intellegibilmente; di un seminario su internet] volto a fornire, a distanza di mesi, le informazioni necessarie all’espletamento delle operazioni previste dalla nuova procedura. Webinar che ha incontrato “difficoltà tecniche” e che si potrà ritenere concluso solo a fine luglio con le risposte ai quesiti che potranno essere posti all’Anpal Servizi.

Il percorso formativo è, infatti, realizzato [salvo errori dei quali ce ne scusiamo immediatamente] da Anpal Servizi S.p.a. ed organizzato dal progetto EQuIPE 2020, finanziato nell’ambito del PON SPAO con il contributo del Fondo Sociale Europeo 2014-2020.


Nibbio 22 3Ma se Anpal sta, come è facile supporre, per Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro perché non è stata demandata a questa anche l’esecuzione quotidiana delle procedure, liberando risorse per l’attività ispettiva? La lettura, sul sito dell’Anpal, dei suoi “Programmi, progetti e iniziative di azioni positive per l’occupazione”, pare suffragare questo assunto.


A tacere del perdurare di procedure inutili quali ad esempio il deposito dei verbali di conciliazione in sede sindacale, che vedono la competenza degli ispettorati territoriali circoscritta ad un mero passivo passaggio di carte alla e dalla cancelleria del tribunale; o a ben otto procedure di salvaguardia per le quali la decisione finale è sempre stata di esclusiva competenza dell’INPS, che di fatto ha proceduto duplicando l’istruttoria già conclusa dalle commissioni istituite presso le DTL e composte anche da un funzionario del medesimo Istituto.


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E riguardo la prima di queste ultime due “doglianze” viene da chiedersi se non sarebbe stata opportuna una modifica al codice di rito prevedendo il deposito unicamente nella cancelleria del Tribunale.


Alla luce delle seguenti semplici sintetiche considerazioni:

  1. il deposito non è obbligatorio
  2. non è un elemento essenziale per valutare il grado di rappresentatività delle OO.SS. e datoriali
  3. il tempo di conservazione presso la D.T.L. determinato dal c.d. “Massimario di scarto è di un anno per i verbali di conciliazione anche parziale, «[…] se depositati in Cancelleria a cura dell’Ufficio o delle parti» [i.e. Class. IV, D1].


Pertanto decorsi dodici mesi questi verbali potrebbero essere soggetti a svecchiamento, da parte dell’apposita commissione di sorveglianza sugli archivi, mentre resterebbero depositati presso la cancelleria del tribunale.


Ma de hoc satis, poiché essendo questa una pubblicazione destinata ad “addetti ai lavori”, e non un cahiers de doléances, è superfluo dilungarsi su inefficienze non risolte, aspettative vanificate, proclami rimasti lettera morta.


Tutte contraddizioni e polemiche che quotidianamente intasano la nostra posta elettronica senza che si intravedano soluzioni, ma solo il resoconto di defatiganti tavoli di confronto e promesse; tra sperimentazione di maggiore flessibilità dell’orario di lavoro, e di regole certe ed omogenee sul territorio nazionale sull’assegnazione e rotazione degli incarichi di responsabilità, sulla necessità di una reale e qualificata formazione ed aggiornamento, e la carenza delle risorse economiche effettivamente necessarie a dare concretezza alla imprescindibile riforma.


Nibbio 22 1A ben poco serve un’ennesima voce nel deserto, nella indignazione tradizionalmente sopita del travet per la crescente sfiducia di un miglioramento delle proprie condizioni lavorative. Ove si consideri che è passata sotto silenzio la constatazione che la rilevazione del 2014 sul benessere organizzativo ha visto compilati solo 2268 questionari su oltre 7300 dipendenti del nostro Dicastero [i.e. tabella 6 G.U. 13.04.2013 n° 87].


Un dato già questo significativo sul grado del benessere percepito, ma strumentalizzabile a contrariis per sostenere che le mancate risposte attestano che “tutto va ben [… madama la marchesa]”.


Così non va, proprio non va, e resta l’impotenza nel constatare che, ad oggi, è stato compiutamente realizzato solo “il cambio della targa”… ma “domani è un altro giorno”; anzi, domani è il 23: giorno di stipendio… vabbè meglio concentrarsi concretamente sulle spese di casa, sulle prossime vacanze e per un attimo dimenticare l’irrisolta sperequazione economica con chi fa il nostro stesso identico lavoro ma gode dell’applicazione di un diverso contratto collettivo ed ha ancora ben saldo il cordone ombelicale che lo lega all’Istituto di provenienza.

Ah… il contratto… dopo otto anni di blocco totale sarà la volta buona?

Le probabili elezioni politiche daranno concretezza alle promesse, o “L’Europa” le rinvierà o le trasformerà in una mancetta preelettorale? Quadrato Arancione

[*] Direttore Responsabile di Lavoro@Confronto

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