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Facciamo il punto

di Renato Nibbio [*]

Renato NibbioL’Editoriale del Presidente già definisce la mission di questa iniziativa della Fondazione. L’obiettivo non secondario è, infatti, il porre nel giusto risalto il patrimonio culturale e di esperienze [l’uso del plurale non è affatto casuale] presente all’interno del Ministero del Lavoro; patrimonio troppo spesso misconosciuto [o, peggio, disconosciuto] per le più disparate ed incomprensibili ragioni.

Non è però scopo della Fondazione – né intenzione della Redazione di questa Rivista – dare la stura a les cahiers de doléances di Colleghe e Colleghi, esorbitando dalle proprie finalità istituzionali. Altre sono le sedi deputate a fare sintesi e proposte per il “benessere” nei luoghi di lavoro.

Non per questo Lavoro@Confronto vuole abdicare al ruolo di essere uno strumento di ampio e libero confronto – come sintetizzato in uno dei due lemmi del titolo – di idee, di condivisione delle esperienze, di una comune ricerca di una progettualità possibile per il lavoro.

Questo, come ricorda l’intervento di Claudio Palmisciano, è il nostro numero uno ed a qualcuno, scorrendo gli argomenti degli articoli, potrebbe sembrare privo di un significativo fil rouge, ma poiché si tratta di una pubblicazione in progress, ancora in una fase di sperimentazione, ci auguriamo che i Lettori ci perdoneranno le ingenuità di cui sono vittime i neofiti, concedendo ai redattori i tempi tecnici necessari per dare i migliori risultati.

Ma già da subito si può riconoscere nei testi di questo numero, come filo conduttore, un denominatore comune: il concetto di confronto, mi preme sottolinearlo, il confronto delle idee. Certamente sempre quello riconducibile – anche indirettamente – a tematiche lavoristiche, ma certo non avulso da un contesto socio-economico e dalle sue implicazioni sociologiche.

Ecco, perciò, che accanto ad una costante informativa sulle attività della Fondazione, e ad argomenti squisitamente giuslavoristici, troveranno accoglienza anche contributi che potrebbero forse apparire come estemporanei, ma che, son certo, offriranno lo spunto per ulteriori approfondimenti cogliendone le ricadute in ambito lavorativo.

E la precisa scelta che facemmo nel pensare a queste pagine fu proprio quella di offrire agli operatori del nostro Ministero la possibilità di trovare una “casa comune” nella quale potersi esprimere liberamente su tematiche scelte di propria iniziativa.

Forse proprio il porsi come tribuna aperta e priva dei condizionamenti che talvolta paralizzano il dibattito sulle problematiche del lavoro, consentirà a molti, iscritti e non, di dare il proprio personale contributo, spaziando dal diritto all’arte, al teatro al cinema, alle varie e spesso devianti rappresentazioni del mondo del lavoro, per cercare di restituire equilibrio e sensatezza all’immagine che ne deriva.

Una informazione corretta e completa, ed una progettualità percorribile saranno la strumentazione di base di tutte le collaborazioni alla nostra rivista.

Siamo dunque lontani dalla presunzione di dar vita ad un ennesimo periodico giuslavoristico, come pure da ogni generico blabla sociologico, preferendo invece partire sempre dalle nostre autentiche esperienze perché... “la regione [...] del job, insomma del lavoro quotidiano, è meno nota dell’Antartide, e per un triste e misterioso fenomeno avviene che ne parlano di più, e con più clamore, proprio coloro che meno l’hanno percorsa”, Primo Levi, La chiave a stella, Einaudi, Torino, 1978-1991, pag. 81

[*] Direttore di LAVORO&CONFRONTO

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