
Pasquale Sgrò, nato a Motta San Giovanni (RC) vive a Lucca. Laureato in chimica, si occupa di sicurezza sul lavoro fin dagli anni ‘80, prima come ispettore del lavoro (è stato anche capo ufficio a Pistoia), poi come consulente fondando Studio Sgro Srl con sedi in Toscana, Liguria e Sardegna.Ha creato l’Ispettore Felicino, un ispettore del lavoro, scrivendo racconti brevi a fumetti (circa 200) pensando che possa essere un facile strumento di comunicazione verso i ragazzi. Ha pubblicato 4 libri di cui uno per bambini: • Ispettore Felicino, storie di salute e sicurezza sul lavoro • Ispettore Felicino, storie a colori di sicurezza sul lavoro • La sicurezza spiegata ai bambini • Lavoro criminale: una piaga tutta italiana Con lo stesso personaggio ha pubblicato 2 gialli: • Corpo morto a paratia (un omicidio sulla Costa Concordia) • Nessun dorma… fuori Ha creato l’ispettore Mimmo Dodaro, un ispettore del lavoro, scrivendo 17 gialli di cui pubblicato: • Vietato pensare: l’altro ispettore, uscito a novembre 2025. Ha pubblicato 3 romanzi di narrativa facenti parte di una trilogia cose nostre: • Cose nostre: la rivelazione • Cose nostre: la ricerca • Cose nostre: il ritorno Dai suoi libri è nata la Serie TV L’altro Ispettore andata in onda a dicembre su Rai Uno. (ph. Alcide Lucca) |
Ci ritroviamo incredibilmente a distanza di oltre un quarto di secolo. Entrambi ispettori, tu in Toscana, appartenente a un'élite, quella dei tecnici, modesta numericamente ma di altissima professionalità formata da medici, chimici, ingegneri, io al gruppone degli ispettori cosiddetti amministrativi, che qualcuno di voi scherzosamente definiva i marchettari. I nostri sono stati anni difficili non meno di quelli odierni. Come si fa con le foglie di un carciofo ci stavano togliendo, pezzo dopo pezzo, funzioni importanti; prima gran parte della vigilanza in materia di sicurezza, poi le politiche attive del lavoro. Ciò nonostante, ci rimaneva la speranza che prima o poi ci sarebbe stata un’inversione di tendenza. La creazione, magari, di un’agenzia a similitudine di quelle fiscali. Per tale obiettivo ho fatto anche le mie battaglie sindacali, purtroppo senza successo Così siamo andati via con una punta di amarezza perché le nostre speranze erano andate deluse. Ma quegli anni li ricordo ancora con grande piacere e forse posso dire che sono stati i più belli della mia vita. Cosa mi puoi dire di quel periodo per quello che ti riguarda?
Quando ho sentito il tuo nome è stato come un rimescolamento nella mia testa perché mi sembrava familiare, qualcuno che avevo conosciuto, ma dove? Quando? Non riuscivo a collegare. Poi è stato tutto chiaro. Ho qualche anno meno di te, anche se sempre tanti, ho vissuto il triste periodo del passaggio delle competenze dall’Ispettorato del lavoro alla Regione. All’epoca ero all’Ispettorato del lavoro Provinciale di Firenze in un Servizio Tecnico ottimamente strutturato e con grandi esperienze: 6 ingegneri, 1 chimico, 1 medico e circa 10 periti industriali. Negli anni successivi, almeno tre, la Pretura ha continuato ad appoggiarsi sempre ai tecnici dell’Ispettorato per le inchieste infortuni. Poi il declino ebbe un repentino sviluppo anche grazie al menefreghismo di alcuni dirigenti del Ministero del Lavoro. Piano piano subentrò in me la delusione e infine la voglia di lasciare e continuare quello stesso lavoro come consulente. Mi dimisi quando ero Responsabile dell’Ufficio Ispettivo di Pistoia, senza aver maturato la pensione, ma ormai completamente deluso della china che avevano preso le Direzioni del lavoro. Da consulente ho avuto tantissime soddisfazioni aprendo uffici di consulenza nella materia della sicurezza sul lavoro in Toscana, Liguria e Sardegna. Ho sempre ricordato gli anni, specie i primi, trascorsi all’Ispettorato, essi hanno segnato il mio percorso di vita e di ideali e li rammento sempre con affetto e anche un po’ di nostalgia tanto che quando sento qualcuno che è stato Ispettore del lavoro sento dentro un’emozione, scatta quello che potremo chiamare “spirito di corpo” che ormai ho assimilato dentro. Ecco perché è stato facile per me scrivere l’Altro Ispettore Mimmo Dodaro.
Avresti potuto fare ben altro con la tua professionalità, come mai hai scelto questa strada? Il forte desiderio di tutela dei lavoratori, il senso dello stato o cos’altro?
Nella mia infanzia gli obiettivi non erano molti, ma chiari. Mio padre era un minatore sindacalizzato e quando tornava a casa parlava a mia madre della scarsa attenzione nella ditta dove lavorava verso i lavoratori e raccontava anche che quando l’Ispettorato del lavoro andava a fare l’ispezione invece di entrare in galleria andava negli uffici e lì mio padre faceva le più strane supposizioni e considerazioni. Io ero piccolo, ma ascoltavo tutto e naturalmente, come fanno i bambini, amplificavo le cose che sentivo. Crescendo m’era venuta l’idea di capire meglio perché qualcosa non mi tornava. Allora ho scoperto che l’ispettore del lavoro a volte va negli uffici ma per fare i controlli amministrativi. Senza che me ne accorgessi, l’ispettore del lavoro era divenuto dentro me una figura mitica, quasi eroica così quando lessi di un concorso per 1 posto di ispettore del lavoro con la laurea in chimica ho visto la possibilità di coronare un sogno. Ho fatto il concorso e l’ho vinto. Da ispettore ho verificato di persona che le cose non stavano come aveva pensato mio padre o almeno non per tutti gli ispettori e gliel’ho spiegato, ma non so se sono mai riuscito a convincerlo.
Mi sono battuto per anni contro la frammentazione dell’azione di vigilanza in materia di lavoro, considerandola la causa prima. È una valutazione che condividi o per te ci sono altri elementi altrettanto o più importanti che hanno minato e minano l’azione di vigilanza?
Secondo me ci sono diversi elementi che meritano di essere presi in considerazione seppure ha particolare importanza la frammentazione della vigilanza. Penso che più Enti preposti al controllo sulla sicurezza fanno si che di conseguenza le competenze si sovrappongano, i linguaggi si confondano e le responsabilità si diluiscano. Un altro aspetto rilevante è che adesso quasi tutti i tecnici delle Regioni sono laureati in Tecnica della Prevenzione, una laurea triennale del dipartimento di Medicina, quindi non più ingegneri o chimici. Di conseguenza la conoscenza sulle attrezzature, macchinari e impianti è meno specifica e più indirizzata verso l’aspetto sanitario.
Nonostante il trasferimento di gran parte delle funzioni in materia di sicurezza alle autonomie locali in base alla riforma del 1978 sei rimasto all’Ispettorato del lavoro. Cosa ti ha spinto a prendere tale decisione?
Ho deciso di restare all’Ispettorato del lavoro, banalmente, perché tra noi tecnici s’era sparsa la voce che se nessuno fosse passato nei ruoli della Regione alla fine, se lo scopo dei governanti fosse di fare sicurezza davvero, bisognava ridare le competenze all’Ispettorato del Lavoro. La nostra fu un’errata valutazione perché non andò in quel modo. Ci sono stati momenti in cui ho pensato che forse la politica non volesse fare sicurezza e che fosse più facile ignorare il problema dei morti sul lavoro e degli infortuni. Perché forse pagava di più non toccare certi interessi. Oggi il mondo del lavoro sembra stia cambiando e la quasi totalità degli imprenditori ha capito che garantire la sicurezza nelle proprie aziende è un aspetto che va a vantaggio dell’impresa stessa. Inoltre, è maturata anche una coscienza sociale di tutti e anche i lavoratori sono meno disposti a essere ricattati. Sono rimasto all’Ispettorato fino a quando ho capito di aver perso. Allora ho lasciato, ma combattendo la stessa battaglia da un’altra sponda che non è opposta, ma semplicemente un altro punto di vista. Perché la sicurezza è un bene sociale di tutti e tutti dobbiamo difenderlo. È una partita a una sola porta dove si gioca tutti per battere gli infortuni e le malattie professionali.
La serie televisiva ispirata al tuo libro, L’altro ispettore, seguita da milioni di telespettatori rappresenta un valore aggiunto per la conoscenza e valorizzazione dell’attività ispettiva. Per la prima volta, forse, nelle case degli italiani è entrata questa figura fino a ieri pressoché sconosciuta, salvo agli addetti, anche per colpe vistose della nostra amministrazione, riempiendo d’orgoglio i tanti addetti che svolgono questo difficile lavoro in cambio di una retribuzione non esaltante. Sapessi il tam tam che è seguito in ogni angolo del Paese dopo che qualcuno aveva lanciato la notizia. I colleghi, continuo a chiamarli così, si sono sentiti veramente orgogliosi del loro lavoro e, forse, per qualche settimana, hanno messo da parte le frustrazioni derivanti da un’attività che, non certo per loro colpa ma a causa di responsabilità altrui, è priva dell’efficacia dovuta. Sei soddisfatto di tale risultato?
Rispondo subito si, oltre le mie aspettative. Devo però fare una premessa perché ho avuto parecchie sollecitazioni a proposito del perché si parla di ispettori del lavoro e non anche di tecnici della prevenzione visto che sono loro a occuparsi di prevenzione infortuni. Allora, scrivendo il personaggio dell’ispettore del lavoro Mimmo Dodaro ho inteso racchiudere in questa figura le due anime che si occupano di vigilanza in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori ritenendole entrambe Ispettori del Lavoro. La serie tv in prima serata su Rai Uno è stata un successo. Ha vinto tutte e tre le serate e anche su Raiplay per diverse settimane la serie è stata la più vista. Altrettanto successo sta ottenendo il romanzo “Vietato Pensare: l’altro ispettore” edito da Corbaccio da cui (ci sono altri 16 miei romanzi di Dodaro) è stata tratta la serie. Siamo in attesa che la Rai dia l’ok per la seconda stagione ed entro giugno uscirà il secondo mio romanzo dell’Altro Ispettore.
Prima di salutarti vorrei sapere se nel prossimo futuro hai qualche altro progetto letterario; poi, a nome di tutta la redazione, ti vorrei rivolgere l’invito, quando i tuoi tanti impegni te lo consentiranno, a collaborare alla nostra bella rivista che ha fatto della sicurezza sul lavoro uno dei temi centrali. Ne saremmo onorati.
Nel cassetto ho diversi progetti a cui sto lavorando da anni. Ho già scritto 3 romanzi di narrativa, una fiaba per bambini e una raccolta di 20 brevi storie (una per ogni Regione) in cui l’ispettore Dodaro su incarico del Ministero viaggia per la Penisola e in ogni Regione fa un controllo in una azienda che rappresenta al meglio il territorio. Infine, un progetto interessante a cui sto lavorando, riguarda la realizzazione di un programma TV di 10 minuti con il titolo provvisorio “Senza preoccupazione” e con la partecipazione di un “testimone” (infortunato o parente dell’infortunato) in cui puntata dopo puntata si svilupperà un argomento a carattere generale di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. La discussione in studio aiuterà a individuare gli strumenti e i comportamenti da tenere per vivere in sicurezza nel determinato contesto oggetto della puntata (casa, scuola, lavoro, esterno). Onorato della Vs proposta, ne parleremo più avanti. ![]()
Vietato Pensare: L’Altro Ispettore Domenico Dodaro, ispettore del lavoro trentottenne, dopo la morte della moglie da Reggio Calabria, dove lavorava, torna a Lucca, la città dove è cresciuto. A Lucca c’è sua madre che può prendersi cura di Mimì, la figlia adolescente, c’è la sorella Lucrezia e c’è Alessandro, l’amico di famiglia su una sedia a rotelle in seguito a un incidente in un cantiere edile dove il padre di Domenico aveva perso la vita molti anni prima.
Domenico non fa in tempo ad ambientarsi, a riprendere contatto con i vecchi amici e a ritrovare i luoghi della sua infanzia, che l’agognata tranquillità viene scossa da un tragico evento: la morte di Karina Bogdani, giovane operaia tessile e ballerina piena di sogni, stritolata dall’orditoio di una nota industria della zona. L’infortunio richiama esplicitamente quello occorso a Luana D’Orazio, la giovane operaia morta nel 2021 in un’azienda tessile vicino Prato, risucchiata da un macchinario simile a quello descritto nel romanzo. Accanto a Domenico nelle indagini c’è il brigadiere Mariotti, mentre in ufficio l’ispettore può contare sulla memoria di ferro dell’archivista Vincenzina che riesce a trovare anche il fascicolo riguardante l’infortunio di Pietro Dodaro, il padre. Tra scatoloni ancora da aprire, nuovi colleghi e memorie dolorose risvegliate dal ritorno in città, Domenico si trova catapultato in un’indagine che, nel confine vischioso tra lecito e consentito, svela le crepe di un sistema lavorativo spietato dove il guadagno è l’unico obiettivo. Per fortuna, a scalfire un impenetrabile muro di omertà e reticenze, troverà, inaspettato, il sostegno della PM Raffaella Pacini, compagna di classe e di avventure politiche al liceo, con la quale condivide, oltre alla sete di verità e giustizia, tanti ricordi del passato e una bella amicizia da recuperare. Nei discorsi ufficiali si parla di distrazione, stanchezza, fatalità. Mimmo invece comincia a farsi domande: perché un macchinario “sicuro” uccide? Chi ha spento – o manomesso – i dispositivi di protezione? |
[*] Giornalista e scrittore. Consigliere della Fondazione Prof. Massimo D’Antona.
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