Effemeridi • Pillole di satira e costume, per distrarsi un poco
L’uomo è l’unico tra gli esseri viventi ad avere contezza della propria morte. Le altre creature del mondo animale o vegetale vivono il loro ciclo, ignare di essa. Il mio adorato e inseparabile amico, Leo, un Labrador bellissimo, quando è arrivata la sua ora si è lasciato andare lentamente, mentre lo sguardo continuava a esprimere la sua grande dolcezza. Il dolore è stato, invece, tutto mio. Noi umani nella nostra presunzione di essere creature superiori non accettiamo la caducità della nostra vita. Questo elemento unito alla ricerca dell’origine di tutte le cose e dell’essenza della nostra esistenza ha determinato la nascita della filosofia e, prima ancora, delle religioni che si sono evolute in parallelo allo sviluppo delle società umane. Da quelle primitive che consideravano divini alcuni fenomeni naturali, alle religioni politeistiche e, infine, alle monoteistiche.
I bacini dei loro credenti sono stati le aree più popolate della Terra come l’Asia, il Medio Oriente e le civiltà del Mediterraneo, dove sono nati e si sono sviluppati l’ebraismo, il cristianesimo, l’islamismo, il confucianesimo, il buddismo; la loro lunga durata temporale e l’immenso seguito dei fedeli derivano dal fatto che i loro comandamenti hanno predicato la rettitudine, vale a dire il rispetto dei valori morali dell’epoca, anche se alcuni di essi oggi sembrano e sono inaccettabili, e la vita eterna come ricompensa per i timorati di Dio. Era questo il modo per superare il dramma della morte. Almeno quelle principali, infatti, prevedono l’Aldilà, l’Hereafter anglosassone, il Paradiso per le persone pie e meritevoli. Per il credente, dunque, l’immortalità è un dato acquisito. Sa che dopo la morte fisica c’è la vita eterna avvolta da beatitudine se l’Altissimo lo riterrà degno per il suo comportamento terreno.
Per ebrei e cristiani il Paradiso, è un luogo metafisico dove regnano sovrane amore, pace e beatitudine. Per i mussulmani lo Jannah è considerato un luogo per soddisfare in eterno i desideri umani. Meno metafisico e più concreto al punto che a chi sacrifica la propria vita per la grandezza di Allah, oltre alle normali delizie, è riservato il giardino delle Uri, dove diverse vergini sono disposte a soddisfare i suoi desideri sessuali. Questa parte del corano ha suscitato una tale suggestione che sono ancora in tanti a immolarsi per la gloria di Dio, distruggendo la loro vita e, purtroppo, quella di tanti altri poveri innocenti. Poi le religioni nel corso del tempo sono diventate anche strumento di potere delle classi dirigenti, utilizzate per conquistare genti e territori al grido di Deo vult o Allah Akbar ma questa è un’altra storia.
Oltre ai veri credenti ci sono anche gli opportunisti che fanno finta di credere, tanto non costa niente, per assicurarsi la vita eterna, senza rendersi conto delle contraddizioni in cui cadono.
Quelli, invece, che non hanno la grazia della fede e non credono nell’Aldilà devono trovare l’immortalità altrove, vale a dire nell’agire della vita terrena. Sanno che la loro presenza sulla terra può essere ricordata da parenti e amici solo per un paio di generazioni e poi essa svanisce nel nulla. Così fanno di tutto per lasciare tracce della loro esistenza ai posteri in ogni campo. Chi nella politica, altri nell’economia, altri ancora nelle scienze, ma soprattutto nelle arti e nel settore letterario. Omero è ancora tra noi dopo tremila anni, Fidia, il grande scultore greco, sopravvive dopo duemilacinquecento anni, Dante Alighieri è e sarà immortale con la sua Divina Commedia. Lo stesso vale per tanti altri geni letterari perché comunque vada il mondo, le loro opere richiameranno sempre l’interesse della gente.
Poi c’è il pragmatismo di un mio caro amico il quale mi dice che dell’immortalità non gliene importa niente perché, comunque, una volta passato a miglior vita, non sentirà più nulla, non vedrà più nulla né penserà più nulla. ![]()
Seguiteci su Facebook