Anno XIV - n° 73

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Gennaio/Febbraio 2026

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Anno XIV - n° 73

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L’Intelligenza Artificiale nella PA

Sfide tra sogni e (dura) realtà


di Matteo Ariano [*]

Matteo Ariano 46

Ariano 73 1Da mesi si è aperto un dibattito sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro pubblico. Si discute molto sulle prospettive, sui possibili campi di utilizzo, ma anche sul suo effettivo impiego in alcuni Enti pubblici.

Il dibattito, di sicuro interesse e a tratti anche avvincente, evidenzia come l’evoluzione tecnologica possa impattare in modo importante sulla vita lavorativa, cambiandone l’organizzazione e le modalità di svolgimento.

Al fine di evitare scenari fantascientifici (non importa se catastrofici o avveniristici), occorre partire però dalla situazione reale: al netto di alcuni Enti pubblici che, avendo fatto importanti investimenti sull’informatizzazione e sull’innovazione tecnologica, e che per questo si sono fatti trovare pronti ad affrontare la sfida dell’IA e la stanno già mettendo in uso, ve ne sono molti altri – probabilmente la maggioranza – che solo in epoca COVID, grazie o a causa del lockdown, sono stati costretti ad affrontare il tema dell’innovazione tecnologica e del passaggio dal cartaceo al digitale.

In diversi Enti pubblici, quindi, il documento cartaceo è addirittura ancora la modalità prevalente e l’innovazione tecnologica è ferma alla scansione di documenti per digitalizzarli. Il primo punto da cui partire è, perciò, la necessità di cospicui investimenti pubblici per una reale digitalizzazione di tutta la Pubblica Amministrazione italiana.

Il secondo punto dolente riguarda la proprietà di questi sistemi: le tecnologie che sviluppano l’IA e tutta l’innovazione tecnologica sono principalmente possedute da aziende private, collocate negli Stati Uniti d’America ovvero in Cina. Manca, quindi, in modo evidente l’Unione Europea che, anche in questo campo, dimostra la sua assordante assenza. Presi dall’urgenza di affrontare il lockdown e garantire che la macchina amministrativa non cessasse di lavorare, tutti o quasi tutti gli Enti pubblici si sono rivolti a grandi multinazionali private d’oltreoceano, che offrivano soluzioni “tutto compreso, chiavi in mano”: strumenti di lavoro, posta elettronica, agende, applicativi di videoconferenza, etc. Con una sola licenza, si poteva avere tutto. Bene? Sì, ma a che prezzo? Qualcuno ha pensato, ad esempio, che dati sensibili come quelli sanitari, fiscali, previdenziali, etc. vanno a finire in mano a soggetti privati, per di più oltreoceano, e che questo potrebbe essere un serio problema se a qualcuno dovesse venire in mente di “staccare la spina” dall’altra parte?

Sarebbe ora che l’Unione Europea si desse una svegliata (sotto questo punto di vista e non solo), immaginando la creazione in tempi rapidissimi di un grande cloud pubblico europeo e il finanziamento di società europee, perlomeno a partecipazione pubblica se non interamente pubbliche, visto che è in ballo la tutela di interessi pubblici della cittadinanza, che creino e gestiscano strumenti informatici e di innovazione tecnologica, compresa l’Intelligenza Artificiale.

Ariano 73 2Infine, il terzo punto: occorre governare processi simili, se non vogliamo che ci sfuggano pericolosamente di mano. Un esempio concreto per intenderci: nelle scorse settimane, la procura di Parigi ha avviato un’inchiesta nei confronti di “Grok”, l’Intelligenza Artificiale usata dal social network “X”, un tempo noto come “Twitter”, di proprietà del multimiliardario Elon Musk, perché sono emersi migliaia di casi in cui gli utenti utilizzavano “Grok” per generare immagini o video pornografici o pedopornografici, partendo da quelli postati da altri utenti. Accanto a ciò, sembrerebbe che “Grok” assecondasse tendenze pericolose, come la negazione dell’uso delle camere a gas per ammazzare esseri umani nei campi di sterminio. La risposta di Grok sarebbe stata, infatti, che le camere a gas servivano a “disinfettare con il Zyklon B contro il tifo”. Robaccia che si può leggere in qualche semisconosciuto opuscolo neonazista, ma che se fatta circolare in maniera incontrollata su social frequentati da milioni di persone diventa altamente pericolosa.

In buona sostanza, questo esempio estremo ma anche molto significativo, fa capire la necessità di conoscere cosa sia stato scritto negli algoritmi che sono alla base dell’intelligenza artificiale, quali input siano stati dati, non potendo accettare che questi strumenti siano calati dall’alto sic et simpliciter.

In questo senso, per governare questo sviluppo diventa fondamentale il ruolo delle organizzazioni sindacali e il dialogo sociale, non al fine di bloccare l’innovazione tecnologica, ma per avere un confronto serio e serrato sulle finalità di tutto questo e sugli strumenti che si intendono mettere in campo.

Per arrivare alla “contrattazione dell’algoritmo”, tuttavia, anche le organizzazioni sindacali devono rapidamente iniziare ad aprire il loro orizzonte a nuove professionalità come quelle informatiche. Se si vuole contrattare l’algoritmo, come credo sia giusto, occorre avere competenze specifiche che si affianchino alle già esistenti in campo sociale, economico e giuridico; non per trasformare il dialogo sociale in un dibattito tecnico fra addetti ai lavori, sostituendo il “sindacalese” con l’“informatichese”, ma per evitare che questa trasformazione diventi un processo ingovernabile. Quadrato Rosso

[*] Presidente della Fondazione Prof. Massimo D’Antona ETS


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