Anno XIV - n° 75

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Maggio/Giugno 2026

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I fondi pensione negoziali tra autonomia collettiva e riforme strutturali

Riflessioni a margine della Relazione COVIP per l'anno 2025


di Claudio Palmisciano [*]

Claudio Palmisciano 46

Si è svolta lo scorso 10 giugno, presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati, l'appuntamento della presentazione della “RELAZIONE PER L’ANNO 2025” a cura del Presidente della COVIP, Mario Pepe.

Il presente contributo analizza le dinamiche evolutive dei fondi pensione negoziali alla luce delle risultanze emerse nella Relazione, attraverso l'esame del Capitolo 3 del documento. L’analisi si sofferma sull'interazione tra la contrattazione collettiva, l'istituto delle adesioni contrattuali e il nuovo assetto delineato dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025), evidenziando il ruolo sussidiario ma essenziale del secondo pilastro previdenziale nel mercato del lavoro contemporaneo.


Introduzione: il quadro macroeconomico e istituzionale nella Relazione del Presidente Mario Pepe


La presentazione della Relazione annuale della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP) per l’anno 2025, curata dal Presidente Mario Pepe, offre alla dottrina giuslavoristica un osservatorio privilegiato per decodificare lo stato dell’arte e le linee di tendenza della previdenza complementare in Italia. In un contesto demografico ed economico segnato dal progressivo invecchiamento della popolazione e dalla necessità di garantire la sostenibilità prospettica del sistema pensionistico pubblico (il c.d. primo pilastro), l'analisi istituzionale della COVIP assume una valenza che supera la mera rendicontazione statistica, configurandosi come un vero e proprio atto di indirizzo politico-legislativo.

Il Presidente Pepe ha evidenziato come il 2025 abbia rappresentato uno snodo cruciale, caratterizzato dall'approvazione ed emanazione della Legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026), le cui disposizioni riformatrici sul d.lgs. n. 252/2005 promettono di ridisegnare radicalmente i meccanismi di allocazione del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e le modalità di accesso alle prestazioni. Entro questo scenario di profonda metamorfosi regolatoria, il Capitolo 3 della Relazione si focalizza specificamente sui Fondi Pensione Negoziali (FPN), espressione diretta dell'autonomia collettiva e fulcro originario del sistema previdenziale di secondo pilastro nel nostro ordinamento.


I fondi pensione negoziali: la centralità delle fonti istitutive e il ruolo del sindacato


I fondi pensione negoziali rappresentano storicamente l'architettura previdenziale "a misura di lavoratore". Costituiti attraverso contratti e accordi collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative, essi incarnano la funzione sociale dell'autonomia collettiva ex art. 39 della Costituzione, declinata nella tutela del benessere differito del lavoratore dipendente. La natura paritetica della loro governance – che vede una rappresentanza simmetrica di lavoratori e datori di lavoro negli organi di amministrazione e controllo – costituisce, come rimarcato dalla COVIP, un presidio fondamentale di trasparenza, contenimento dei costi di gestione e aderenza alle specificità dei singoli comparti produttivi.

Sotto il profilo strettamente giuslavoristico, il nesso di condizionalità tra rapporto di lavoro, applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) e diritto all'accesso al fondo negoziale di categoria solleva nodi interpretativi di rilievo. La previdenza complementare non si configura più come un mero beneficio accessorio o assistenziale, bensì come una componente essenziale del trattamento retributivo complessivo, inteso in senso ampio quale "welfare contrattuale". Il diritto al contributo datoriale, subordinato alla contribuzione del lavoratore, rappresenta un'obbligazione corrispettiva di fonte pattizia che arricchisce la causa del contratto di lavoro subordinato.


Il fenomeno delle adesioni contrattuali e la spinta della contrattazione collettiva


Il Capitolo 3 della Relazione COVIP dedica un focus approfondito alle "adesioni contrattuali", istituto che nell'ultimo decennio ha impresso una straordinaria accelerazione ai tassi di copertura della previdenza complementare, soprattutto in settori storicamente refrattari all'adesione volontaria. Tale meccanismo, inaugurato pionieristicamente dal settore metalmeccanico (Fondo Cometa) e successivamente recepito da numerosi altri comparti (dall'edilizia al commercio), prevede l'iscrizione automatica di tutti i lavoratori inclusi nel campo di applicazione del CCNL, con un contributo economico interamente a carico del datore di lavoro.

“Le clausole contrattuali di iscrizione generalizzata hanno dimostrato come l'autonomia sindacale possa supplire all'inerzia del singolo lavoratore, realizzando una tutela previdenziale inclusiva che riduce i divari di protezione sociale tra diverse coorti anagrafiche e professionali.”
Dalla Relazione COVIP 2025

Dal punto di vista della legislazione sociale, le adesioni contrattuali superano il tradizionale modello della volontarietà pura dell'istituto previdenziale complementare, introducendo una "semi-obbligatorietà" di matrice sindacale Il lavoratore diviene associato al fondo senza necessità di una manifestazione espressa di volontà, ferma restando la sua facoltà di attivare successivamente la contribuzione a proprio carico e il conferimento del TFR per ottimizzare la propria posizione individuale. Questa tecnica regolativa valorizza la rappresentanza sindacale e dimostra l'efficacia delle soluzioni negoziali rispetto a interventi autoritativi di fonte legale.


L’intersezione con la riforma della Legge di Bilancio 2026: scenari e criticità operative


Non è possibile analizzare le risultanze del Capitolo 3 della Relazione senza porle in costante dialogo con le macro-riforme illustrate nel corpo del documento, prime fra tutte l'imminente introduzione (dal 1° luglio 2026) del meccanismo di silenzio-assenso per i neoassunti e la ridefinizione delle soglie dimensionali per l'obbligo di versamento del TFR residuo al Fondo di Tesoreria INPS (Legge n. 199/2025).

Per i fondi negoziali, lo scenario che si apre è duplice. Da un lato, il nuovo semestre di silenzio-assenso per i lavoratori di prima assunzione nel settore privato configurerà i fondi previsti dai CCNL quali destinatari naturali e privilegiati dei flussi di TFR silenti. Ciò comporterà un incremento massivo delle masse gestite e degli iscritti, consolidando il ruolo dei fondi paritetici.

Dall'altro lato, i fondi negoziali saranno chiamati a un imponente sforzo organizzativo e informativo per gestire l'accoglienza di una platea di iscritti "passivi", ovverosia soggetti associati per via legale o contrattuale privi di una consapevolezza finanziaria matura. La COVIP sottolinea con forza la necessità di implementare canali di comunicazione semplificati e trasparenti, volti a trasformare l'adesione automatica in una partecipazione attiva alla gestione del proprio risparmio previdenziale.


Strumenti di tutela del lavoratore: l'Arbitro per le controversie previdenziali


Un'ulteriore e rilevante novità di forte impatto giuslavoristico e processualistico evidenziata dalla Relazione risiede nella compiuta architettura dei sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie. L'istituzione dell'Arbitro per le controversie previdenziali complementari risponde all'esigenza di apprestare una tutela rapida, specialistica e deflattiva del contenzioso giudiziale a favore dei lavoratori iscritti.

In un sistema in cui la previdenza complementare assume un ruolo cardine per la sicurezza sociale complessiva, la presenza di un organismo paragiurisdizionale permette di comporre le controversie relative a liquidazioni, riscatti o quantificazioni delle prestazioni senza gravare sulle sezioni lavoro dei tribunali ordinari. Per i fondi negoziali, l'adozione di tali procedure arbitrali costituisce un indicatore di eccellenza organizzativa e di solidità reputazionale agli occhi dei lavoratori-risparmiatori.


Conclusioni: verso un modello integrato di welfare contrattuale


In conclusione, l'esame del Capitolo 3 della Relazione COVIP 2025 consente di affermare che i fondi pensione negoziali abbiano definitivamente smarrito la natura di strumenti secondari e facoltativi per assurgere a pilastri portanti del moderno diritto della previdenza sociale. L'asse sinergico tra legge dello Stato (attraverso le riforme di incentivazione e stabilizzazione finanziaria) e autonomia collettiva (mediante la contrattazione e le adesioni di comparto) delinea un modello integrato di protezione sociale.
La sfida fondamentale per i fondi negoziali, sotto la rigorosa e autorevole vigilanza della COVIP, consisterà nel coniugare la crescita dimensionale dei patrimoni con il mantenimento della specificità identitaria della governance paritetica, assicurando che l'efficienza degli investimenti finanziari rimanga costantemente orientata all'esclusivo interesse dei lavoratori subordinati, nel pieno rispetto dei principi costituzionali di solidarietà e sicurezza sociale. Quadrato Rosso

[*] Direttore Esecutivo della Fondazione Prof. Massimo D’Antona ETS

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