Effemeridi • Pillole di satira e costume, per distrarsi un poco
In principio ci fu la parola. Grazie a essa l’umanità ha potuto distanziarsi sempre più dal punto di vista evolutivo dal resto degli esseri viventi. Attraverso il dialogo è stata in grado sia di comunicare il proprio pensiero ai suoi contemporanei sia di trasmetterlo alle generazioni successive. Un elemento questo importante per il progresso e per l’evoluzione culturale. Sembra quasi certo che l’Iliade e l’Odissea, prima di trasformarsi in testi scritti, venissero narrate da aedi che giravano nelle varie comunità dell’antica Grecia, narrando racconti e poemi epici.
Gli uomini, tuttavia, si resero presto conto che la parola incontrava molti ostacoli e quindi si posero il problema di superare tali limiti perché tutto era affidato alla memoria, rivelatasi non in grado di resistere al trascorrere del tempo. C’era bisogno di altro, uno strumento più sicuro di trasmissione ai posteri e per la gestione di problemi pratici come il settore economico e quello legato al tempo e al ciclo delle stagioni che nella preistoria erano connessi, essendo l’agricoltura la principale fonte di sostentamento e di reddito.
Così l’essere umano cominciò a utilizzare segni dando loro un valore univoco incidendoli sui tronchi degli alberi, sulle rocce e più tardi su utensili di terracotta. Accanto a essi furono disegnate le prime rappresentazioni, quasi sempre scene di caccia e di vita quotidiana, espressioni di estro artistico o legate al desiderio di memoria storica. In altri termini fu creata la protoscrittura che dette alla memoria un mezzo che ne aumentava l’efficacia.
L’evoluzione richiese tempo, sicuramente millenni, per passare alla catalogazione dei segni, ma questo era il percorso esatto per arrivare allo stadio successivo. Si pervenne così alla scrittura cuneiforme scoperta in Mesopotamia e a quella geroglifica dell’antico Egitto; quindi agli alfabeti moderni sviluppatisi a partire dal fenicio e perfezionati da quello greco. Tale svolta importante ha consentito di passare dalla preistoria alla storia.
Da quel momento l’umanità è stata in grado di trasmettere in senso orizzontale e temporale pensieri complessi come la religione, la filosofia, la storia e gli altri elementi che compongono la cultura dei popoli. Si costruirono luoghi dove conservare gli scritti e il più importante fu la biblioteca di Alessandria d’Egitto che conteneva quasi tutta la documentazione del sapere umano fino ad allora. La sua distruzione, provocata da un incendio le cui cause sono ancora avvolte nel mistero, è stata una delle più gravi perdite per l’umanità.
In quei tempi, infatti, la creazione di elementi scritti era un fatto complesso, non a buon mercato e limitato ai gruppi dirigenti, in grado di leggere e scrivere, mentre le grandi masse erano analfabete. Si scriveva a mano grazie all’opera degli scribi, figure altamente specializzate e molto richieste, su elementi, papiro o pergamena, costosi.
Col passare del tempo si cercò di migliorare il meccanismo e di ridurne i costi ma bisognò arrivare al quindicesimo secolo per consentire pubblicazioni a costi ragionevoli, grazie all’invenzione dei caratteri mobili di Johannes Gutenberg. Da allora il progresso è stato continuo consentendo di allargare la platea dei lettori a dismisura.
Oggi siamo in un periodo in cui si sta verificando un’ulteriore rivoluzione. Nuovi strumenti che tutti conosciamo stanno prendendo il posto dello scritto cartaceo che si sta riducendo rapidamente. Giornali e periodici sono entrati in crisi in tutto il mondo con l’eliminazione di tante testate giornalistiche e il mezzo di comunicazione più diffuso è diventato quello dei social. Gli stessi libri possono essere letti sui tablet. Resta però da capire se questa trasformazione rappresenti soltanto un cambiamento di supporto o qualcosa di più profondo. La scrittura tradizionale, infatti, non è stata soltanto un mezzo per conservare e trasmettere conoscenze; essa ha educato generazioni di uomini alla riflessione, alla concentrazione e all'approfondimento. Il rischio è che la velocità della comunicazione digitale e la frammentazione delle informazioni favoriscano un rapporto più superficiale con il sapere, privilegiando l'immediatezza rispetto alla meditazione critica. Eppure, per quel che mi riguarda, preferisco leggere un buon libro tenendolo tra le mani a ogni altra forma o altro mezzo di comunicazione. ![]()
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