Anno XIV - n° 75

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Maggio/Giugno 2026

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Anno XIV - n° 75

Maggio/Giugno 2026

Una mappa del diritto del lavoro che cambia


di Renato Nibbio Bonnet [*]

Renato Nibbio Bonnet 75

Diciotto firme, un solo fil rouge: il lavoro come terreno di scontro tra innovazione tecnologica, bisogno di tutele e fatica delle istituzioni a tenere il passo. Il numero 75 di Lavoro@Confronto attraversa pubblico impiego, salario giusto, piattaforme digitali, sicurezza, previdenza e memoria storica, restituendo un mosaico utile a chi voglia capire dove sta andando il diritto del lavoro italiano nell'estate del 2026.

Questi diciotto contributi compongono un ritratto a tinte forti del diritto del lavoro italiano del 2026: un sistema in bilico tra spinta riformatrice e cronica carenza di risorse attuative. Il filo che lega gli articoli su salario giusto (Biagiotti, Napoleoni), platform work (Boccafurni) e pubblico impiego (Ariano, Talamo) è la tensione tra annuncio normativo e capacità reale di applicazione: il DL 62/2026 introduce princìpi importanti, ma rinvia al CNEL, alla contrattazione e alla giurisprudenza il compito di riempirli di contenuto concreto, lasciando intatto il rischio di un diritto “a doppia velocità”, più ricco di enunciati che di garanzie immediatamente esigibili. Non è un caso che due autori indipendenti, Biagiotti e Napoleoni, convergano sullo stesso scetticismo verso l’art. 7, da angolature diverse ma con una diagnosi comune: la genericità del “trattamento economico complessivo” rischia di vanificare l’ambizione costituzionale dell’art. 36.

Il secondo filo conduttore è quello della vigilanza che non c’è: De Angelis-Paccosi-Salvadori lo dicono apertamente parlando di Prato, ma lo stesso tema attraversa, in controluce, Di Lalla quando denuncia apparati pubblici trasformati in centri di potere autoreferenziale, e Cruz Lezcano quando racconta infermieri lasciati senza tutele reali. È un’Italia che produce norme di tutela sempre più sofisticate – sui rider, sui disabili, sul comporto, come mostrano con rigore Lillo e Petecariu – ma fatica a garantirne l’enforcement sul campo, per carenza di ispettori, di organici, di investimenti strutturali.

Nibbio 75 6Il terzo asse è quello della trasformazione tecnologica del lavoro, trattato con sensibilità diverse ma convergenti: Delle Donne mostra come l’IA possa già oggi legittimare un licenziamento economico; Nibbio Bonnet spinge lo sguardo fino alla robotica umanoide e ai suoi effetti sui flussi migratori; Olivieri Pennesi e Iovino, da angolazioni opposte (sicurezza e cooperazione), concordano sul punto chiave: la tecnologia amplifica gli effetti, positivi o negativi, di scelte organizzative che restano umane. Nessuno dei contributi cede al tecno-determinismo ingenuo, e questo è un pregio comune dell’intero numero.

Resta sullo sfondo, ma pesa, la dimensione della salute mentale: Palomba quantifica una strage silenziosa che supera per numero di vittime gli incidenti fisici, mentre Petecariu e Lillo, sul comporto, dimostrano che il diritto antidiscriminatorio sta riscrivendo le regole del licenziamento per malattia. Sono i contributi solidi, capaci di unire dati, giurisprudenza e proposta.

Più defilati, ma non meno interessanti, gli articoli “di cornice”: Fadila offre una parentesi culturale che stempera il tono tecnico della rivista; Talamo, con il suo lungo tributo a D’Antona, restituisce invece la genealogia intellettuale di tutto l’impianto normativo discusso negli altri pezzi, ricordando che le riforme di oggi nascono da battaglie culturali di ieri, spesso vinte solo a metà. Vale la pena notarlo: lo stesso scetticismo verso le promesse riformiste non realizzate, che Talamo rintraccia nella storia della dirigenza pubblica, riaffiora identico nelle pagine di Ariano sul nuovo CCNL e in quelle di Di Lalla sugli apparati che frenano il Parlamento. È la prova che la rivista, pur nella pluralità delle voci, non perde la propria coerenza interna. Nel complesso, il numero 75 conferma Lavoro@Confronto come laboratorio in cui tecnica giuridica, dato statistico e visione sindacale convivono senza appiattirsi l’una sull’altra: un esercizio di pluralismo che è, esso stesso, una forma di tutela del lavoro, ben prima che lo diventino le norme di cui si discute.

Ma veniamo ai singoli contributi.

Matteo Ariano apre con il CCNL Funzioni Centrali 2025-2027, primo rinnovo firmato “in vigenza” grazie alle nuove regole UE di programmazione finanziaria. Accanto alle novità positive (clausola di verifica inflattiva, regole sull’IA con l’uomo “al comando”) l’autore segnala il nodo delle rinunce ai concorsi pubblici, proponendo l’uso del patrimonio immobiliare pubblico per alloggi a costi calmierati ai neoassunti: una soluzione concreta ad un problema reale.

Marco Biagiotti firma l’analisi più tecnica del numero: l’articolo 7 del DL 62/2026 sul “salario giusto”. L’autore smonta con rigore il rapporto tra trattamento economico complessivo, criterio della maggiore rappresentatività e condizionalità per gli incentivi alle imprese, evidenziando il rischio di un sistema disomogeneo tra settori e l’incertezza definitoria del TEC, in attesa del lavoro di estrazione affidato al CNEL.

Eugenio Erario Boccafurni esamina il recepimento anticipato della Direttiva rider 2024/2831 nel DL 62/2026: la presunzione di subordinazione per i platform worker, l’obbligo di conservare i dati degli account per le ispezioni, il contrasto al “subaffitto digitale” degli account ai migranti irregolari e i nuovi doveri informativi sugli algoritmi. Un quadro tecnico ma denso di implicazioni per la tutela dei rider più vulnerabili.

Stefano Ciacci ricostruisce vent’anni di lavoro frontaliero a San Marino: dal modello protezionistico del Decreto Delegato 169/2005, fondato sulla priorità ai residenti, alla liberalizzazione delle leggi 115/2017 e 164/2022. I dati ufficiali (da 5.252 a 8.784 frontalieri) raccontano un mercato che si apre senza danneggiare l’occupazione interna, mentre l’Accordo di Associazione UE e gli strumenti EURES spingono verso un’integrazione sempre più stretta con il mercato del lavoro europeo.

Yuleisy Cruz Lezcano denuncia la crisi degli infermieri italiani: 65-70mila unità mancanti, stipendi tra i più bassi d’Europa occidentale, esclusione dai lavori usuranti e ora il carico aggiuntivo, non retribuito, di formare il personale extra-UE reclutato in deroga. Un atto d’accusa diretto contro una professione “centrale ma invisibile”, con dati puntuali su burnout e fuga all’estero.

Nicoletta Anna De Angelis, con Filippo Paccosi e Simone Salvadori, focalizzano l’attenzione sul nesso tra sfruttamento lavorativo e carenza di organici pubblici: appena sedici ispettori per trentamila imprese. Partendo dal rogo Teresa Moda del 2013, l’articolo sostiene che la legalità del lavoro si difende solo investendo su INL, INPS e INAIL, non con la sola dedizione del personale esistente.

Nibbio 75 5Antonella Delle Donne commenta la storica sentenza n. 9135/2025 del Tribunale di Roma, prima pronuncia italiana che riconosce l’introduzione dell’IA come giustificato motivo oggettivo di licenziamento. L’analisi, puntuale sui fatti di causa e sull’onere probatorio datoriale, apre interrogativi destinati a restare aperti: dove finisce la riorganizzazione legittima e dove inizia il pretesto tecnologico per tagliare personale.

Fabrizio Di Lalla, riprendendo un fondo di Sabino Cassese sul Corriere della Sera, denuncia la trasformazione di apparati pubblici in lobby capaci di contrastare la volontà popolare espressa dal Parlamento, citando il caso emblematico della mai riuscita riforma dell’ispezione del lavoro attraverso la creazione dell’Agenzia. Un contributo che innesta un tema scomodo: chi controlla davvero chi dovrebbe controllare gli altri.

Fadila firma “La scrittura”, una digressione storico-culturale dall’oralità omerica e dalla protoscrittura mesopotamica fino a Gutenberg ed alla crisi della carta nell’era digitale. Pregevole come riflessione sulla cultura e sulla memoria collettiva, è l’unico pezzo del numero a non toccare temi giuslavoristici: una pausa di respiro nella rivista, più che un contributo tecnico, ma coerente con la vocazione divulgativa di Lavoro@Confronto.

Carlo Iovino racconta la storia della cooperazione, dai Rochdale Pioneers del 1844 all’art. 45 della Costituzione, fino alla recente sentenza della Consulta n. 116/2025 che ne ribadisce la funzione sociale e mutualistica. Il filo conduttore è l’attualità del modello cooperativo come “terza via” anche nella governance dell’IA sul lavoro, con l’esempio del settore logistico a dimostrare che partecipazione e dialogo riducono lo stress da algoritmo rispetto a un approccio top-down.

Luigina Lillo analizza la sentenza di Cassazione n. 8211/2026 sul licenziamento per superamento del comporto in presenza di disabilità: la nullità scatta se il datore non attiva accomodamenti ragionevoli, anche senza dolo o colpa specifica. Un commento tecnico e ben argomentato che conferma l’evoluzione verso un obbligo datoriale di “interlocuzione attiva” con il lavoratore fragile.

Pietro Napoleoni critica l’impianto dell’art. 7 del DL 62/2026, contestando che il “salario giusto” resti un’etichetta politica priva di reale capacità di colmare il gap salariale OCSE. Propone di recuperare l’art. 39 Cost. e l’efficacia erga omnes dei contratti collettivi come soluzione strutturale, più solida della sola contrattazione tra rappresentativi comparati.

Renato Nibbio Bonnet, partendo da Isaac GR00T di Nvidia, ipotizza scenari di sostituzione fino a 650mila lavoratori migranti in agricoltura e logistica entro il 2035-2040 a causa della robotica umanoide. Un esercizio originale e documentato che apre la domanda su “robot tax” e politiche migratorie da ripensare, restando però fortemente speculativo per l’orizzonte temporale ampio.

Stefano Olivieri Pennesi tratta i “near miss” come predittori degli infortuni, da segnalazione di buona prassi ad obbligo di legge per le aziende sopra i quindici dipendenti dopo la L. 198/2025. L’articolo, ricco di riferimenti normativi e persino a un’enciclica di Papa Leone XIV sulla dignità del lavoro nell’era dell’IA, insiste sul valore predittivo dell’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza.

Claudio Palmisciano illustra il Capitolo 3 della Relazione COVIP 2025 sui fondi pensione negoziali, evidenziando il ruolo delle adesioni contrattuali automatiche, nate nel settore metalmeccanico con il Fondo Cometa, ed il prossimo silenzio-assenso per i neoassunti dal 1° luglio 2026. Un contributo istituzionale, preciso nei riferimenti normativi, che mostra come la previdenza complementare sia sempre più snodo essenziale di tutela collettiva e welfare contrattuale.

Vincenzo Palomba racconta la “strage silenziosa” dello stress lavoro-correlato: oltre 10mila morti l’anno in Europa, più delle vittime di incidenti fisici, tra coronaropatie e suicidi legati alla depressione da lavoro. Cita la CES e i dati Censis-Eudaimon su burnout e “sindrome da corridoio”, richiamando la lezione novecentesca di Adriano Olivetti. Un pezzo di forte impatto emotivo, sostenuto da numeri solidi e ben referenziati.

Iuliana Petecariu propone una lettura evolutiva del comporto come terreno di scontro tra uguaglianza sostanziale e sostenibilità organizzativa delle imprese: dagli accomodamenti ragionevoli alla svolta della giurisprudenza italiana, fino al rischio di nuove rigidità per le PMI. Chiede una riforma organica che distribuisca il costo della fragilità tra Stato, contrattazione collettiva e datori di lavoro, superando la sola via giurisprudenziale.

Valerio Talamo propone la prima parte di un documentatissimo omaggio a Massimo D’Antona, padre della seconda privatizzazione del pubblico impiego. Contributo – che troverà spazio in più numeri di questa rivista – per ricostruire, nella propria interezza, dirigenza, giurisdizione, rappresentatività sindacale e diritto di sciopero nei servizi essenziali, intrecciando rigore storico-giuridico e ricordo personale: il contributo sicuramente meno “di cronaca” di questo numero 75 di Lavoro@Confronto, ma utile chiave di lettura per tutto il resto.

[*] Direttore Responsabile di Lavoro@Confonto.

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