Anno XIV - n° 76

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Luglio/Agosto 2026

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Quindici sguardi sul lavoro che cambia


di Renato Nibbio Bonnet [*]

Renato Nibbio Bonnet 75

Il numero di agosto di Lavoro@Confronto si legge come un mosaico: dialogo sociale, salario giusto, sicurezza sul lavoro, previdenza, pubblico impiego, diritto costituzionale, memoria collettiva e diritti dei migranti si intrecciano in quindici voci diverse ma convergenti su un solo, grande interrogativo di fondo, ovvero se il diritto del lavoro italiano stia davvero trovando un baricentro coerente tra tutela dei diritti fondamentali e spinta all'innovazione tecnologica e organizzativa.

Il filo che lega Ariano, Bagiotti e Talamo è la rappresentatività sindacale, ancora "promessa" più che "misurata": senza criteri certificati, il giusto salario di Bagiotti rischia di restare un algoritmo senza dati affidabili in ingresso. Delle Donne e Squeglia mostrano la stessa tensione applicata alla tecnologia: l'intelligenza artificiale nel pubblico impiego e la patente a crediti nei cantieri condividono l'idea di una regolazione che si sposta progressivamente dalla legge alla piattaforma digitale, con tutto ciò che ne consegue in termini di garanzie e di controllo democratico degli algoritmi. È un diritto del lavoro "infrastrutturale", che vive sempre più dentro software, badge e punteggi, e che interroga i costituzionalisti non meno dei sindacalisti.

Sul versante della sicurezza e dello sfruttamento, Cruz Lezcano, Di Martiis, Palomba e la testimonianza di Faye compongono ormai un quartetto drammaticamente coerente: fisica dell'incidente, statistica del sommerso, responsabilità datoriale per il clima estremo, cronaca nuda del caporalato e dei ghetti. Quattro linguaggi diversi - equazioni, numeri ISTAT, sentenze di Cassazione, la voce diretta di chi vive quella realtà - per la stessa denuncia: la sicurezza e la dignità del lavoro restano percepite come costo anziché come investimento, nonostante l'evidenza scientifica, giurisprudenziale e umana che le contraddice quotidianamente. L'intervista a Faye aggiunge un tassello che nessun dato statistico può restituire da solo: lo sguardo di chi lo sfruttamento lo combatte dall'interno, e che chiede alle istituzioni – ed ai sindacati – non solidarietà a parole ma scelte politiche concrete, a partire dai fondi europei non spesi.

Lombardo e Olivieri Pennesi guardano invece al futuro del welfare da due prospettive complementari: l'uno macro, sulla competitività salariale della PA in Europa; l'altro micro, sui bias cognitivi che frenano l'adesione alla previdenza complementare. Insieme suggeriscono che la sostenibilità del sistema pensionistico e l'attrattività del lavoro pubblico sono due facce dello stesso problema di fiducia. Tofani, con la sua analisi puntuale sul lavoro stagionale, ricorda infine che anche gli istituti più "datati" del diritto del lavoro restano vivi e conflittuali, tra flessibilità gestionale concessa alle imprese e asimmetrie contributive scaricate, spesso inconsapevolmente, sui lavoratori.

Di Lalla, Fadila e Silsan offrono la controparte necessaria: la lentezza del Basso Molise, la curiosità di Ulisse, il profumo della carta stampata. In un numero dominato da algoritmi, crediti digitali e sentenze, questi tre intermezzi ricordano che il lavoro – e chi lo racconta – resta prima di tutto una questione umana, prima ancora che tecnica o normativa.

Se si volesse individuare un unico filo rosso capace di tenere insieme quindici sensibilità così differenti, sarebbe quello della fiducia: fiducia nella misurazione della rappresentatività, fiducia nella tenuta delle piattaforme digitali che oggi certificano patenti, punteggi e algoritmi, fiducia nella capacità dello Stato di proteggere chi lavora dal caldo, dal freddo, dai carrelli elevatori, dal sommerso e dallo sfruttamento nei ghetti. È un filo fragile, spesso interrotto da ritardi attuativi, prassi amministrative supplenti, squilibri redistributivi e – come ricorda con durezza Faye – da un'indifferenza istituzionale che colpisce proprio chi non ha voce elettorale. Il compito della dottrina giuslavoristica, allora, non è soltanto commentare le singole novità normative, ma restituire loro una cornice sistemica capace di tenere insieme tecnica e diritti umani: è esattamente ciò che questo numero di Lavoro@Confronto, con la sua pluralità di voci e di stili, prova a fare – con onestà intellettuale e senza facili scorciatoie retoriche. Quadrato Rosso

[*] Direttore Responsabile di Lavoro@Confronto

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