Anno XIV - n° 73

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Gennaio/Febbraio 2026

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Anno XIV - n° 73

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Il costo invisibile dei servitori dello Stato

Diario di un ispettore fuori sede


di Giuseppe Ritucci [*]

Giuseppe Ritucci 73

Firenze, per chi la guarda con gli occhi del turista, è la culla del Rinascimento. Per me, Giuseppe Ritucci, neo-ispettore del lavoro di quarantasei anni con le radici piantate a Roma, è stata per lungo tempo una splendida gabbia fatta di solitudine, nostalgia e sacrifici economici. Quando ho vinto il concorso e mi è stata assegnata Firenze come prima sede, ho provato l’orgoglio di chi finalmente entra nel cuore delle istituzioni per tutelare i diritti di chi lavora. Di chi sente di avercela fatta, di aver vinto alla lotteria, guadagnando la tanto agognata stabilità economica del “posto fisso”! In un mix di emozioni, tra il dolore di aver perso un genitore da poco, (mio padre) e una effimera e “zaloniana” felicità, non sapevo che, di lì a poco, sarei stato io a dover lottare per i miei di diritti.


La ghigliottina del caro-affitti


Ritucci 73 1Vivere a Firenze con uno stipendio da funzionario pubblico nel 2025 è un esercizio di equilibrismo finanziario che rasenta l’impossibile. La "gentrificazione" spinta e il mercato degli affitti brevi hanno reso la città inavvicinabile per chi serve lo Stato. Metà della mia busta paga evaporava ogni fine del mese per un affitto che, a Tivoli, cittadina alle porte di Roma dove da sempre ero vissuto, sarebbe parso un furto, ma che qui è la norma. Il resto? Diviso tra le bollette e quei biglietti del treno verso la Capitale, unico cordone ombelicale rimasto con la mia vita vera, i miei affetti, la mia identità.

Il "caro-vita" non è solo un indice ISTAT; è la rinuncia quotidiana, è il senso di frustrazione di chi, a 40 anni e rotti, si ritrova a vivere con la stessa precarietà economica di uno studente universitario, pur portando sulle spalle le responsabilità di un pubblico ufficiale.


L’impegno sindacale: una trincea spesso solitaria


Non sono mai stato uno capace di subire in silenzio. Prima della vittoria del concorso pubblico, la politica riempiva la mia vita, la passione dell’impegno civile scadenzava le mie giornate a casa mia in provincia di Roma. Per questo ho scelto di impegnarmi attivamente, mettendoci la faccia e venendo eletto RSU all’Ispettorato d’Area Metropolitana (IAM) di Firenze. Volevo trasformare il mio disagio in una battaglia collettiva. Ma è proprio qui che ho toccato con mano la forma più dolorosa di isolamento: quella sociale e umana.

Nonostante il ruolo sindacale, nonostante la stima professionale, ho avvertito un muro invisibile. Superata la soglia dei 40 anni, integrarsi in un tessuto sociale già cristallizzato è difficile, ma farlo in un contesto dove sei percepito come "quello di Roma", "quello di passaggio", "quello che ha la valigia sempre pronta", è alienante. Anche all’interno del sindacato, l’attenzione ai problemi di chi è fuori sede sembra spesso superficiale, quasi che la nostra condizione sia una colpa o un contrattempo temporaneo. Quell'isolamento sociale che denunciavo nelle assemblee lo vivevo sulla mia pelle ogni sera, quando uscivo dall'ufficio e la città mi ignorava, rendendo il peso della lontananza da casa insostenibile.

Ritucci 73 2Muovere una critica costruttiva è necessario, per stimolare il sistema: so bene che molte organizzazioni sindacali hanno già presentato richieste specifiche ai tavoli negoziali per tutelare i lavoratori e le lavoratrici fuori sede. È necessario includere fra gli obiettivi da raggiungere da parte di tutte le sigle sindacali, la lotta all’isolamento sociale dei lavoratori fuori sede oltre che un aumento tabellare dei salari che l’inflazione e il mercato immobiliare delle città d’arte hanno già digerito prima ancora della firma. Serve una visione che includa il benessere sociale del lavoratore fuori sede. Serve combattere per indennità di residenza reali, per residenze dignitose e, soprattutto, per una mobilità che non sia un miraggio burocratico.

Il rischio, che nel 2026 è già realtà, è lo svuotamento degli uffici pubblici nelle città più care. Se lo Stato e alcuni sindacati non capiscono che la dignità del lavoro passa anche dalla possibilità di avere una vita sociale e un tetto sostenibile, continueremo ad assistere alla fuga dei funzionari verso le proprie terre d'origine, quando è possibile, quando non lo è e io ne sono stato testimone, ci sono le dimissioni.

Oggi che finalmente sono riuscito a tornare a Roma, a casa, non dimentico Firenze. Ma non porto con me il ricordo dei monumenti, bensì quello della fatica di restare umani in una città che non ti accoglie se non hai il portafoglio gonfio. Ho lottato come RSU e continuerò a farlo, oggi a Roma sempre all’interno del sindacato, affinché nessun altro ispettore, nessun altro funzionario, debba sentirsi un "esule" nel proprio Paese, isolato tra colleghi e schiacciato da un costo della vita che offende il valore del nostro servizio.

Lo Stato ci chiede di essere integerrimi e presenti; noi chiediamo allo Stato di non costringerci a scegliere tra la nostra professione e la nostra esistenza. Quadrato Rosso

[*] Funzionario ispettivo presso Ispettorato di Area Metropolitana di Roma. Il presente contributo è frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non impegna l’Amministrazione di appartenenza.

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