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Per far funzionare i servizi per l’impiego occorrono risorse e innovazione

di Gianluca Meloni [*]

Gianluca MeloniIl Decreto Legislativo 150/2015, il quale ha dato attuazione alle previsioni del Jobs Act in tema di politiche attive per il lavoro, indica un percorso complesso e degli obiettivi di difficile raggiungimento nel quadro attuale, caratterizzato dalla carenza di risorse finanziarie e di adeguati strumenti organizzativi. Le criticità potrebbero avere quale conseguenza la mancata attuazione di parti consistenti della riforma nel suo complesso, e una sua messa a regime in modo fortemente differenziato tra regioni.


Le problematiche di carattere organizzativo hanno diversi risvolti, il principale dei quali di carattere istituzionale: il decreto legislativo stabilisce che siano le regioni a dover costituire “propri uffici territoriali, denominati centri per l’impiego” allo scopo di erogare i servizi, attribuendo alle stesse il compito di riorganizzare i servizi nel loro complesso e di pianificare nel medio - lungo termine la spesa necessaria. In tale quadro occorre tener conto delle conseguenze della riforma Delrio (Legge n. 190/2014) sulla gestione del personale dei servizi per l’impiego, finora in organico alle province: l’accordo in sede di Conferenza Stato, regioni e province autonome dello scorso 30 luglio prevede almeno fino al 31 dicembre 2016 il cofinanziamento, ponendo i 2/3 a carico dello Stato ed 1/3 a carico delle regioni, delle risorse necessarie per il pagamento del trattamento economico dei dipendenti a tempo indeterminato. Si tratta di una situazione di passaggio, che resterà provvisoria fintanto che le regioni non provvederanno a un riordino definitivo dell’organizzazione dei servizi per l’impiego.


Il problema del riordino non riguarda solo il modo con cui sarà gestito il passaggio delle funzioni e del personale dalle province alle regioni, ma anche il versante dell’organizzazione dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, fattori riguardo ai quali il Jobs Act è intervenuto solo in modo parziale. Con riferimento agli indirizzi generali in materia di politiche attive del lavoro, il decreto attribuisce al Ministero del Lavoro – previa intesa con la Conferenza Stato, regioni e province autonome – la funzione di individuare le linee di indirizzo e gli obiettivi in materia di politiche del lavoro, e il compito di specificare i livelli minimi delle prestazioni che devono essere erogati su tutto il territorio nazionale. Il decreto non supera il nodo della dualità tra Stato e regioni – la Conferenza Stato, regioni e province autonome in questi anni non ha dato prova di essere un organismo capace di scelte rapide ed efficaci – né sembra idoneo a realizzare una ripartizione di competenze chiaramente definita: il rischio del persistere di tale condizione era peraltro evidente anche nella legge delega, la quale stabiliva il “mantenimento in capo alle regioni e alle province autonome delle competenze in materia di programmazione di politiche attive del lavoro”.


Meloni 13 1Da tali elementi dipende la capacità dei servizi pubblici per l’impiego di uscire dalla loro condizione di marginalità, di aumentare la loro forza attrattiva nei confronti delle persone senza lavoro, in particolare di coloro che non si sono mai rivolti ad un CpI o addirittura hanno rinunciato a cercare un’occupazione.


I lavoratori che non usufruiscono dei servizi offerti dai centri per l’impiego pubblici sono, come noto, la grande maggioranza: oltre ai lavoratori inattivi scoraggiati, vi sono anche coloro i quali – pur essendo impegnati nella ricerca di un’occupazione - non si rivolgono ai CpI e non sottoscrivono la loro dichiarazione di disponibilità (perché lo status di inoccupato o disoccupato sia sancito, è necessario recarsi fisicamente presso un Centro per l'impiego e richiedere l'iscrizione alle relative liste), rimanendo in tale modo in una zona d’ombra, formalmente non disoccupata e non alla ricerca di lavoro, ma in realtà semplicemente non censita a causa della difficoltà dei servizi pubblici per l’impiego di “intercettare” tutte le persone in cerca di lavoro e di offrirli servizi adeguati.


Meloni 13 2L’incapacità di far divenire i senza lavoro – nella loro accezione più ampia, che comprende sia i disoccupati sia gli inattivi sfiduciati – utenti dei CpI ha due conseguenze: da un lato l’incapacità di offrire i necessari interventi di politica attiva del lavoro, dall’altra l’impossibilità di censire, e quindi analizzare e capire le reali dimensioni e caratteristiche dei senza lavoro (a loro volta, elementi che dovrebbero essere fondamentali per definire efficaci politiche attive).


D’altra parte non è ancora chiaro con quali modalità i servizi per l’impiego saranno in grado di garantire i livelli essenziali delle prestazioni previsti dal Decreto Legislativo 150/2015, in un quadro di risorse (finanziarie e di personale) che è notoriamente sottodimensionato rispetto ai paesi europei di popolazione analoga. Nel nostro paese il personale dei centri per l’impiego è di poco superiore alle seimila unità (solo per avere un termine di paragone, in Francia sono poco meno di trentamila, nel Regno Unito sessantasettemila e in Germania settantaquattromila), con un rapporto tra disoccupati registrati e operatori di 228 a 1. È evidente che senza un forte investimento in risorse umane o in innovazione tecnologica (con strumenti che rendano davvero più agevole e veloce l’attività degli operatori) gli obiettivi indicati nel Decreto Legislativo 150/2015 – in particolare con riferimento alle tempistiche dei servizi erogati ai lavoratori – siano difficilmente raggiungibili.


Nel Decreto sono presenti alcuni elementi di innovazione, utili ma insufficienti, come ad esempio la previsione della possibilità di dichiarare in forma telematica - al portale nazionale delle politiche del lavoro - la propria immediata disponibilità' allo svolgimento di attività lavorativa. Ovviamente ciò sarà possibile soltanto quando il portale nazionale delle politiche del lavoro sarà realizzato.

Quadrato Arancione
Meloni 13 3L’obiettivo, prima indicato, di intercettare con maggiore efficacia i senza lavoro, passa dal superamento della vecchia concezione del centro per l’impiego quale luogo fisico, per trasformarlo in luogo “virtuale”: al fine di intraprendere tale percorso è necessario agire principalmente su due leve. La prima - come affermato dal presidente dell’ANPAL Maurizio del Conte in una recente intervista – consiste nel “mettere i centri per l’impiego sul web”: ciò non deve però limitarsi ad una presenza di carattere informativo, occorre bensì raggiungere la capacità di offrire i principali servizi (iscrizione, bilancio delle competenze, candidatura alle domande di lavoro) in modalità digitale, senza la necessità che i lavoratori si rechino fisicamente nei centri per l’impiego. La seconda leva su cui agire consiste della dislocazione delle principali funzioni degli stessi in molteplici luoghi del territorio, attribuendo a pochi e qualificati soggetti – in primis le agenzie per il lavoro, ma anche scuole e università – di pochi ed elementari compiti amministrativi (a iniziare dall’iscrizione e dalla dichiarazione di disponibilità), vincolando in tale modo l’erogazione di qualsiasi servizio – anche di quelli forniti dai soggetti privati - alla registrazione al portale nazionale delle politiche del lavoro. Ciò sarebbe un primo e concreto passo verso quella Rete Nazionale dei servizi per le politiche del lavoro prevista nel Decreto Legislativo 150/2015 e – attraverso l’integrazione con altri strumenti previsti nel Jobs Act, come la gestione dell’assegno di ricollocazione – sarebbe possibile sviluppare una maggiore capacità di fidelizzazione dei senza lavoro, anche al fine di raccogliere gli elementi di conoscenza sulle loro caratteristiche necessari alla definizione di adeguate politiche attive del lavoro. Quadrato Arancione

[*] Laureato in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Cagliari, ha conseguito il Master in Safety Management all'Università di Modena e Reggio Emilia. Da oltre dieci anni si occupa professionalmente di consulenza per il mercato del lavoro - in particolare nell’ambito dello sviluppo dei servizi per l’impiego e dei sistemi informativi – e di innovazione e gestione della conoscenza nelle organizzazioni pubbliche e private. www.innovazionelavoro.it

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