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Fabrizio Di Lalla 2015 12Un vuoto da colmare

di Fabrizio Di Lalla

Una democrazia, al di là delle sue formule istituzionali, è forte quando i due presupposti fondamentali su cui si basa, il consenso ai principi generali e la partecipazione alla vita pubblica raggiunge il massimo livello.

Nel nostro paese questo si è verificato per oltre un trentennio dalla proclamazione della repubblica, in cui la classe dirigente, quella cioè che detiene il potere politico, economico, finanziario e controlla la sfera sociale e culturale, ha fatto coincidere i propri interessi con quelli generali, creando un continuo, costante legame con gli appartenenti alla comunità o quantomeno alla sua maggioranza. Il raccordo tra potere e cittadini, che si manifestava attraverso la consapevole partecipazione alla vita pubblica, era garantito da una serie di organismi intermedi che oltre a svolgere il loro ruolo primario di mediazione degli interessi di cui erano portatori, avevano anche il compito, con le loro strutture capillari decentrate, di aggregazione, togliendo i cittadini dall’isolamento e emendandoli dal loro naturale individualismo. Una funzione importantissima soprattutto per le nuove generazioni. Tra questi organismi i più diffusi e ramificati sul territorio erano i partiti, per lo meno quelli di massa, le parrocchie con i loro oratori e i sindacati.

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Occupazione:
manca lo slancio

di Claudio Palmisciano

Non consentono di dormire sonni tranquilli i dati sull’occupazione del mese di febbraio 2016 (vedi box) rilasciati nei giorni scorsi dall’Istat. Dopo la pubblicazione della nota da parte dell’Istat, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, ha così commentato: "Dopo quelli positivi relativi al mese di gennaio, i dati diffusi oggi dall'Istat indicano che il mercato del lavoro continua a registrare oscillazioni congiunturali legate ad una situazione economica che presenta ancora incertezze. Queste oscillazioni non modificano, comunque, la tendenza positiva dell'occupazione nel medio...

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Un nuovo umanesimo
nel lavoro

di Stefano Olivieri Pennesi

Il lavoro e il futuro debbono poter rappresentare, simbioticamente, le gambe su cui le nostre giovani generazioni possano poter contare e sostanzialmente sorreggersi.

Negli attuali contesti, socio-economici, osserviamo il dipanarsi della seconda, terza o anche quarta “rivoluzione industriale”, a secondo delle declinazioni immaginate e attribuite, dalle diverse scuole di pensiero e da studiosi della fenomenologia sociale.

Ma un aspetto è di “comune asserzione” ossia che, con l’evoluzione della robotica, la socializzazione delle...

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