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Di LallaIl cambio della targa

di Fabrizio di Lalla

Il ministro Poletti ha tanti motivi per essere soddisfatto. Nell’arco di un anno, infatti, sono stati approvati tanti atti normativi in grado di rivoluzionare molti aspetti del mondo del lavoro. E per di più in tempi accettabili, considerando che, tra l’enunciazione del progetto e l’approvazione delle norme, è passato appena un anno. Un periodo relativamente breve in un paese come il nostro, dove spesso i tempi parlamentari sono biblici. Certo, poi, la bontà dei provvedimenti è ancora tutta da verificare, perché dalla teoria alla pratica ce ne passa; troppe volte siamo stati spettatori del fallimento o travisamento dei dettami della legge nella loro pratica realizzazione. Dicevamo, dunque, delle tante ragioni di compiacimento del Ministro.

Tutte, però, meno una. Ci riferiamo alla rinuncia dell’originario progetto governativo materializzatosi nella legge delega del Jobs Act laddove è prevista un’agenzia con l’obiettivo di unificare tutte le forze della vigilanza in materia di lavoro al fine di eliminare l’attuale frammentazione verificatasi nel corso egli anni, ritenuta a ragione una delle principali cause dell’inadeguatezza del contrasto al lavoro illegale. Ebbene, scorrendo il contenuto dello schema di decreto legislativo per l'istituzione dell’Ispettorato unico del lavoro, che sta...

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Dovevamo aspettarcelo

di Renato Nibbio

A che serve essere delusi, “adombrati” e quant’altro?

E il “Cambio della targa” di Fabrizio di Lalla ben efficacemente rappresenta lo stato d’animo di chi, ancora nei ruoli del Ministero del lavoro, subisce un’ennesima doccia fredda.

Uno “stato d’animo” che Fabrizio, con l’arguzia che ben conosciamo, cerca di sdrammatizzare con “Ridiamoci sopra” giusto per un momento di distensione in un contesto che introduce motivi di pessimismo nei colleghi che, ancora una volta, vedono svilite le proprie aspettative e prospettive di “dovuto” riconoscimento.

Che dire: c’era da aspettarselo

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Jobs Act...
Buona la prima...
Ma sarà l’ultima?

di Stefano Olivieri Pennesi

Nell’ultimo Consiglio dei Ministri, dello scorso 11 giugno 2015 l’argomento del Jobs Act ha rappresentato la “voce solista” del concerto titolato alla tanto sospirata riforma del mercato del lavoro, che ha visto la discussione di ben sei degli otto decreti complessivi previsti dalla legge quadro; due di essi hanno avuto il via definitivo dal CdM, gli altri quattro sono stati licenziati per il susseguente invio alle commissioni parlamentari al fine dell’espressione del previsto parere “non vincolante”. In sostanza, per l’esecutivo, regolare il sistema ha rappresentato l’obiettivo generale da voler

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