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Marco BiagiottiRelazioni industriali, rappresentatività, partecipazione

di Marco Biagiotti

Ci voleva forse l’eco del terremoto francese, quel dust bowl sociale scatenato da un progetto governativo di riforma del diritto del lavoro (c.d. “Loi travail”), per indurci a prestare un po’ di attenzione anche a qualche bradisismo di casa nostra: tanto più potente e gravido di conseguenzialità sul piano culturale, sociale ed economico, quanto meno euristicamente riconoscibile dalle onde sussultorie di piazze in fiamme o servizi pubblici paralizzati a tempo indeterminato.

Il confronto con le esperienze degli altri è sempre utile, perché aiuta a mettere meglio a fuoco gli avvenimenti, gli scenari e le trasformazioni che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e dei quali a volte, forse per la mancanza di un sistema di indagine e di monitoraggio adeguato, si stenta a percepire la dimensione e la portata. Come è stato sottolineato da autorevoli osservatori, il progetto francese muove da presupposti che affondano le radici in un contesto di regolazione normativa molto diverso da quello italiano.

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Contratti di lavoro:
10 milioni in attesa

di Claudio Palmisciano

Sono oramai più di 10 milioni i lavoratori dipendenti che in Italia attendono il rinnovo del proprio contratto collettivo nazionale di lavoro. È quanto emerso da uno studio che la UIL Nazionale ha effettuato incrociando i dati relativi alla applicazione dei CCNL ai fini contributivi nonché quelli provenienti dalle strutture interne di organizzazione. Il quadro che emerge è davvero preoccupante soprattutto considerato il fatto che, in questo momento ancora troppo difficile per il Paese, i rinnovi dei contratti di lavoro potrebbero rappresentare il vero combustibile per il motore della nostra economia nazionale

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Il voucher della discordia

di Stefano Olivieri Pennesi

Partendo dal riferimento legislativo relativo alla “regolamentazione” dell’utilizzo dei cosiddetti voucher, ovvero “prestazioni occasionali di tipo accessorio”, di cui appunto alla legge n. 92/2012, vediamone il concreto campo di applicazione.
Stiamo parlando, quindi, di prestazioni di lavoro “accessorio” ossia, da intendersi, quelle attività lavorative, di natura meramente occasionale, che non danno luogo, (riferendosi al totale di committenti) a compensi superiori ad un importo netto di € 7.000, percepiti nel corso di un anno solare (precedentemente il limite era fissato in € 5.000). Tale limite economico si…

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