x
Questo sito utilizza cookies propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più, clicca qui. Continuando la navigazione ne autorizzi l'uso.
No

Effemeridi: pillole di satira e costume

L’alba di un nuovo giorno
di Fadila

Qualche tempo fa, mentre smanettavo al computer dopo il mio consueto rientro serale, ho trovato nella casella di posta elettronica un messaggio proveniente da Auckland, in Nuova Zelanda. Era di una ricercatrice italiana, docente alla locale università, che voleva chiarimenti su un argomento trattato nei miei libri. Nonostante fossero le nove di sera, l’ho contattata e tramite skype, abbiamo iniziato la nostra conversazione, osservandoci in diretta come fossimo nello stesso ambiente e non a quell’enorme distanza tra due luoghi agli antipodi. Dalla mia finestra si poteva scorgere ancora, lungo l’orizzonte disteso a occidente, qualche tenue filo di luce del crepuscolo; alle spalle della mia interlocutrice, invece, c’era la luminosità dell’alba nel momento in cui il sole sta per sorgere e iniziare il suo cammino nel nuovo giorno. Le condizioni in cui si stava svolgendo la nostra conversazione avevano per la mia mente qualcosa di surreale.

Fadila 15Passi per la distanza azzerata dagli strumenti tecnologici, ma sul fatto che la mia interlocutrice avesse vissuto dieci ore in più non riuscivo a capacitarmene. Forse solo Einstein redivivo sarebbe riuscito a ficcarmi in testa la questione della relatività. Noi comuni mortali beneficiamo dei risultati delle intuizioni dei geni, ma facciamo per lungo tempo fatica a capirne l’essenza. Alzi la mano chi è in grado di spiegarmi con parole semplici i principi della relatività generale dopo un secolo dalla sua enunciazione.

Quel giorno era il 26 di aprile, trentesimo anniversario della nascita di internet quasi in contemporanea con la iniziale diffusione del telefonino che hanno rappresentato l’alba di un nuovo giorno per l’umanità.

Quelle invenzioni all’epoca erano pressoché ignote ai più e sembravano senza un grande futuro. Il cellulare era talmente ingombrante che i pochi fortunati facevano uno sforzo non lieve a portarselo dietro; di dimensioni ragguardevoli, era simile ai walkie talkie usati dai marines nella seconda guerra mondiale come ci appaiono nei film sull’argomento. Oggi il loro numero è quasi uguale agli abitanti del nostro pianeta e in Italia, paese ad alta loquacità, è di molto superiore; uno dei pochi primati in nostro possesso come la densità dei corrotti per abitante. E’ certo che molti genitori interpretano il primo vagito del neonato come richiesta pressante di cellulare. Se non sarà in grado di farsi comprendere dovrà aspettare la fanciullezza e l’inizio del suo percorso scolastico. Noi avevamo la merenda nel panierino, loro il cellulare in tasca. A ciascuno il suo, con una gran bella differenza.

Al di là delle battute, va detto che queste scoperte sono una pietra miliare nel cammino dell’uomo e sicuramente hanno cambiato e migliorato il mondo come il fuoco, la ruota, la scrittura, la radio, i viaggi nello spazio, l’energia atomica e lo iul, tanto per citarne alcune. Da allora nulla è stato più come prima e chi è nell’età di mezzo, sa a cosa mi riferisco. Non che senza internet mancassero i mezzi di comunicazione. Tra tutti la televisione ormai aveva la preminenza e i telespettatori potevano già da tempo vedere in diretta programmi trasmessi anche dall’altro capo del mondo. Ma quella comunicazione era a senso unico, senza dialogo come il cinematografo, mentre la radiotelegrafia per le lunghe distanze era ancora per pochi che ne potevano sopportare i costi; per le persone normali, la massa, la posta la faceva da padrona. C’era, è vero il telefono fisso, ma si usava quasi esclusivamente verso le utenze locali. Le interurbane o le intercontinentali, per le loro tariffe proibitive, venivano utilizzate solo per eventi eccezionali.

Chi scrive e sta ben oltre l’età di mezzo, ricorda che qualche decennio prima del 1986, la comunicazione aveva ambiti ancor più limitati, decrescente per cerchi concentrici all’ambiente circostante, parenti, amici, conoscenti del quartiere o del villaggio. Le notizie, è vero, non mancavano grazie alla radio e ai giornali, ma la loro diffusione era lenta, trasmessa per passa parola a partire dai pochi in possesso delle fonti e molto spesso in questo lungo percorso arrivavano alla fine anche distorte. Ai tempi della fanciullezza, la mia famiglia aveva la fortuna di possedere una radio, uno di quei cassettoni enormi con “l’occhio magico” come si possono vedere a volte dai rigattieri, che troneggiava nel salotto simile a un totem, tenuta amorevolmente come un gioiello di gran valore da mia madre e imbellettata da centrini immacolati. Grazie a essa e alle informazioni fornitemi la considerazione dei compagni nei miei confronti era lievitata di molto.

La domenica, poi, il salotto diventava un piccolo stadio gremito di folla formata da parenti e amici per ascoltare le radiocronache di Nicolò Carosio. Le nuove generazioni prima di disprezzare o compiangere la loro situazione dovrebbero essere informati, magari da una scuola efficiente, di come vivevano i loro padri e le generazioni precedenti. Capirebbero che non è mai esistita un’età dell’oro da rimpiangere. Una vita migliore è dovuta al progresso creato dalle capacità e intelligenza dell’uomo che non è solo il più temibile e crudele degli esseri viventi della nostra Terra. Andando di questo passo non è detto che non si arrivi, prima o poi, alla velocità di Superman e alla trasmissione del pensiero senza l’ausilio di questi che un giorno saranno considerati strumenti ingombranti. Quadrato Verde

© 2013-2018 - Fondazione Prof. Massimo D'Antona