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Il pollo di Trilussa

I dati dell’ISTAT su redditi e consumi familiari
di Fabrizio di Lalla [*]

Fabrizio Di Lalla 2017 05Secondo il nostro istituto di statistica la prima parte dell’anno in corso per gli italiani è andata bene oltre le più rosee previsioni. Nel primo trimestre, infatti, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente il reddito disponibile per le famiglie è aumentato del 2,4 per cento e la quota destinata alle spese del 2,6; un tale risultato non si aveva da ben sei anni. La crescita rilevata dall’Istat è talmente notevole che il ritrovato benessere dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti, mentre, secondo vista e conoscenza di chi scrive, poco sembra cambiato rispetto alle difficoltà economiche che ci portiamo dietro ormai da lungo tempo. C’è qualcosa, dunque, che non torna, perché o siamo strabici noi o le statistiche sono sbagliate se non addirittura truccate.

Riteniamo che non ricorra nessuna delle due ipotesi, per il semplice fatto che i dati forniti sono veri e nello stesso tempo errati perché le statistiche, come sappiamo, rappresentano la media di un determinato fenomeno collettivo. Nel nostro caso è fuor di dubbio che c’è una parte della nostra società che non è toccata dalla crisi, anzi in questi ultimi tempi di ripresine varie avrà sicuramente aumentato il suo reddito, cosa questa che gli ha consentito di allargare ulteriormente i margini degli acquisti, mentre un’ampia fascia di popolazione continua a soffrire e non può andare oltre i suoi bisogni essenziali.

La conferma di tutto ciò ci viene da altri elementi. Intanto, l’occupazione non è cresciuta e contiene al suo interno, inalterato se non aggravato, il cancro della precarietà e dei bassi salari. La fuga all’estero dei giovani per sottrarsi a disoccupazione o retribuzioni inadeguate, continua con gli stessi ritmi precedenti. I rinnovi contrattuali laddove sono stati realizzati non ci pare che contengano aumenti sostanziali per i lavoratori, mentre nel pubblico impiego siamo ancora in alto mare. Pertanto, per buona parte dei lavoratori dipendenti pubblici e privati e per i piccoli artigiani e commercianti c’è stato poco da scialare e le preoccupazioni per il futuro sono rimaste intatte.

L’Istat ci dice anche che è aumentata la pressione fiscale e in questo caso gli esclusi sono gli evasori mentre i lavoratori ci stanno dentro come sempre, perché sicuramente toccati dall’aumento delle imposte indirette. Da qui emerge la necessità che dati così importanti dovrebbero essere pubblicati con maggiore cautela e almeno scorporati per fasce sociali, altrimenti, pur veri diventano ingannevoli.

L’Italia, dunque, continua da qualche tempo a essere spaccata in due tra chi sta bene e chi fa fatica a sbarcare il lunario, tra cui una parte consistente del ceto medio, compreso quello impiegatizio, un tempo elemento trainante e fondamentale della nostra società, mortificato, oggi, in termini di reddito e status. Questa frattura è sicuramente un elemento di forte instabilità, né la rappresentanza politica della classe dirigente ha il coraggio di adottare i provvedimenti necessari a mutare tale situazione patologica, nonostante periodici annunci e promesse.

Ci riferiamo a una profonda redistribuzione del reddito a sostegno dei ceti più disagiati, attraverso una riduzione delle tasse o altre misure idonee ma si afferma che non ci sono le ingenti risorse necessarie. Per reperirle occorrerebbero provvedimenti d’emergenza che i nostri governanti non hanno la forza di adottare, come una drastica riduzione della spesa pubblica, dove accanto agli stanziamenti necessari per welfare e servizi sociali, c’è una vasta gamma di finanziamenti per clientele, organismi inutili e sprechi eliminabili. Gli impegni assunti per tale operazione non sono stati mantenuti o non hanno sortito alcun effetto per le loro insignificanti dimensioni e la migliore testimonianza di ciò ci è arrivata in una recente relazione della Corte dei Conti in cui viene sottolineato che la spesa pubblica non è affatto diminuita, anzi le maglie del bilancio pubblico si sono addirittura allargate.

Purtroppo i termini temporali perché la situazione non precipiti in modo irreparabile si stanno riducendo drasticamente e un intervento in questo campo è indispensabile ora, senza attendere l’elemento salvifico della ripresa economica nella speranza che porti occupazione e benessere, perché, anche se dovesse avvenire in modo sostanziale, non è detto che si creerebbero gli stessi risultati di un tempo. La realtà odierna, infatti, è molto più complessa di ieri in quanto rivoluzionarie innovazioni tecnologiche hanno modificato parametri e fattori produttivi. Per gestire una tale complessa situazione occorre una classe dirigente non solo competente ma anche coraggiosa, che sappia tirar fuori gli attributi quando è necessario e ora è proprio necessario. Quadrato Arancione

[*] Presidente della Fondazione Prof. Massimo D’Antona

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