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Una programmazione da operetta

Il piano triennale per l’Ispettorato del Lavoro
di Fabrizio Di Lalla [*]

Fabrizio Di Lalla 2015 12Il documento contenente la programmazione triennale dell’attività degli ispettorati territoriali, elaborato dal Ministro del Lavoro d’intesa con il direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) a parere di chi scrive sembra rappresentare un’ulteriore beffa ai danni degli operatori di quella Amministrazione che operano in periferia perché contiene disposizioni su obiettivi irraggiungibili, unite a contraddizioni e forzature nei punti cruciali del testo. Intanto vorremmo capire che programmazione è quella che per il primo anno di riferimento viene portata a conoscenza del personale dopo sette mesi dal suo inizio, in piena estate, con parte del personale a godersi le sacrosante ferie. Già questo è un fatto inusuale, che mina la credibilità dei precetti. Nella direttiva diramata, non si fa il consuntivo del semestre trascorso, ma si chiede uno sforzo retroattivo a partire dal pregresso gennaio, mentre essa nella migliore delle ipotesi potrà andare a regime non prima dell’autunno avanzato. Che sia uno svarione o una data messa a caso, a capocchia come si dice a Roma, tale elemento contribuisce a mettere in serio dubbio tutto il contenuto successivo.


Analizzando il resto, infatti, si resta a bocca aperta per la superficialità di richieste impegnative, vale a dire una serie di prestazioni individuali e d’ufficio che, oltretutto in una fase di assestamento, di corsi di formazione e soprattutto in un periodo ormai non molto distante dalla fine dell’anno in corso sarà difficile da conseguire. Tra esse, pensate un po’, tre campagne di vigilanza straordinaria contro il lavoro nero, il caporalato e la discriminazione di genere nell’ambito di 155.000 ispezioni indicate come minimo sindacale. Salvo che gli obiettivi prefissati per il 2017 non siano fittizi, vale a dire non siano uguali o inferiori rispetto agli anni precedenti!


A richieste di traguardi un po’ cervellotici espresse, però, in modo chiaro per chi legge, per quel che riguarda, invece, le risorse disponibili, si cambia registro utilizzando un linguaggio incomprensibile basato sul combinato disposto: norme, capitoli e chi più ne ha più ne metta. Il primo comma dell’articolo sei, infatti, non ha nulla da invidiare a uno scritto da cifrario segreto del più raffinato servizio di controspionaggio. Un’ermeticità sospetta che forse sta a indicare che le maggiori prestazioni richieste dovranno essere raggiunte con le stesse risorse disponibili negli anni precedenti. Se così fosse, questo elemento rappresenterebbe la peggior offesa per il personale perché lascerebbe intendere che in precedenza non si è lavorato come si doveva.


Donofrio 23 2Un conto, infatti, è puntare a una maggiore qualità dell’attività istituzionale attraverso formazione, riqualificazione e aggiornamento un altro e chiedere più pratiche ai lavoratori che hanno già dato il massimo ricevendo un compenso sempre inadeguato. E poi se non si hanno riserve mentali sull’attività degli operatori, quando si chiede di più, di norma, si paga di più.


Questo vale anche per il biennio successivo, dove l’aumento di diecimila ispezioni per anno sembra buttato a caso senza alcuna logica motivazione in termini di aumento delle forze in campo e delle risorse necessarie.


Insomma, questo piano elaborato dai vertici delle due importanti istituzioni nel campo della tutela del lavoro, sembra quasi un atto dovuto, un documento elaborato forse per dimenticanza, in fretta e furia come si dice, per adempiere i precetti normativi che lo impongono. Quadrato Arancione

[*] Presidente Fondazione Prof. Massimo D’Antona

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