x
Questo sito utilizza cookies propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più, clicca qui. Continuando la navigazione ne autorizzi l'uso.
No

Anno V - N° 28-29

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Luglio/Ottobre 2018

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Anno V - N° 28-29

Luglio/Ottobre 2018

L’opinione

L’ircocervo


di Fabrizio Di Lalla [*]

Fabrizio Di Lalla 26

È amaro costatare che ogni volta che si verifica il triste evento delle morti bianche, il governo e il ministro del lavoro di turno ripetono le solite affermazioni di condanna degli esecutivi precedenti rei di aver contribuito al degrado della vigilanza e impegnative assicurazioni di soluzione del problema, salvo poi lasciare le cose come prima. Anche il drammatico evento dei dodici lavoratori neri deceduti nel foggiano questa estate, conseguenza diretta del triste fenomeno del caporalato così diffuso non solo in quell’area, è stato l’occasione per le quasi identiche affermazioni.

Speriamo che questa volta si riesca a intervenire efficacemente, della qual cosa qualche dubbio ce lo abbiamo grazie anche al contributo, forse involontario, del ministro che ci pare abbia affrontato l’argomento con una certa superficialità nel dichiarare che il problema va messo sulla giusta strada col potenziamento del numero degli ispettori. Ci è parsa la solita affermazione a effetto ma molto superficiale, senza entrare nel vivo del problema. È vero che il politico deve saper sintetizzare le problematiche di cui ha competenza e responsabilità istituzionale per sintonizzarsi nel migliore dei modi con l’opinione pubblica ed è vero anche che gli ispettori del lavoro non sono mai abbastanza, ma siamo convinti che il nodo da sciogliere sia molto, molto più complesso.

Riguarda, per la verità, diversi aspetti la cui soluzione rappresenta la precondizione per superare l’attuale stato d'inefficienza, vale a dire l’organizzazione del lavoro, le risorse finanziarie in aggiunta a quelle umane. Per come è strutturato l’attuale sistema ispettivo, esso non funzionerebbe neanche se venissero raddoppiate, triplicate le unità ispettive, quelle amministrative e di supporto o se avesse la migliore dirigenza del mondo.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, infatti, che trova la sua origine nello Jobs Act e fatto passare dalla politica come la riforma del secolo, è, invece, un vero e proprio aborto, una creatura fuori dal mondo come il mitico ircocervo o per dirla con un'efficace espressione popolare, né carne, né pesce. E ciò è la conseguenza del fatto che il progetto originario, sicuramente condivisibile, di riunire tutte le unità ispettive e le risorse in un unico organismo è stato modificato nel suo iter parlamentare attraverso un’efficace opera di sabotaggio da lobby interne ed esterne mosse da meri interessi di parte.

Dietro la finzione formale dell’organismo unico ognuno è rimasto a casa propria e il fallimento da noi temuto si è realizzato nella pratica, basta costatare i risultati scadenti dopo due anni di attività, un periodo adeguato per una seria valutazione, nonostante l’impegno dei dirigenti e del personale tutto. Un impegno superiore e più gravoso del periodo ante riforma perché alle responsabilità verso l’utenza si è aggiunto in molte realtà un conflitto latente tra gli enti del settore che in alcuni uffici sfocia nella non collaborazione se non addirittura in un pericoloso ostruzionismo.

Il numero complessivo degli operatori nelle diverse realtà istituzionali è di circa 4.500 unità, cifra non molto distante dall’organico previsto nei tre istituti considerando anche che c’è un bando in itinere per l’assunzione presso l’INL di altri 150 ispettori. Ma prima o in contemporanea, visti i tempi lunghi dei concorsi, occorre porre rimedio all’attuale sistema, sostituendolo con un organismo unitario, qualunque sia la soluzione istituzionale, dotato di una moderna e razionale struttura e risorse finanziarie adeguate per rendere al meglio l’attività e per sanare le illogiche diseguaglianze esistenti tre il personale che svolge identiche funzioni, frutto avvelenato delle clientele politiche degli anni passati. Insieme a tutto ciò si potrà rivedere l’organico per aumentare il personale anche per sanare le carenze storiche di alcuni uffici.Vogliamo ribadire, per inciso, che le riforme a costo zero così diffuse nel settore pubblico non servono a niente, rappresentano solo lo specchietto per le allodole. È questa la nostra proposta di sempre per migliorare il servizio ma se qualcuno ne ha una migliore si faccia avanti e presto. Quadrato Rosso

[*] Giornalista e scrittore. Consigliere d’Amministrazione della Fondazione Prof. Massimo D’Antona

Condividi l'articolo su:

© 2013-2018 - Fondazione Prof. Massimo D'Antona