Il Lavoro di nuovo in prima linea - L’occupazione innanzi tutto

 Articolo 1Il Ministero del lavoro è di nuovo in prima linea grazie al programma dell’attuale Governo in cui la riforma del mercato del lavoro è tra gli elementi essenziali e ritenuti strategicamente determinanti per superare la grave crisi economica che da alcuni anni ha colpito il nostro Paese e per invertire il trend di una disoccupazione ancora crescente mai così grave da decenni, che ha il suo fulcro nei giovani e nel meridione. Il progetto prevede due tempi: uno, vale a dire gran parte del cosiddetto Jobs Act, da realizzarsi a medio termine, con legge ordinaria, di cui avremo modo di parlare a tempo debito, rimette in discussione gran parte dell’apparato normativo. L’altro, che sta già producendo i suoi effetti, grazie al decreto legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 marzo scorso, ha come elemento centrale la deregulation per due importanti istituti quali l’apprendistato e il contratto a termine. Il Governo giustifica la riduzione di vincoli e limiti, con il sacrosanto obiettivo di facilitare le assunzioni.

È questa la convinzione del Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, quando ribadisce che, da adesso in poi, le imprese non avranno più motivo di lamentarsi dell'ingombro della burocrazia, né tanto meno della carenza di flessibilità nella gestione delle assunzioni di nuovi lavoratori. I critici più accesi, a loro volta, sottolineano, non senza ragioni apparenti, il pericolo di precarizzare ancor più il lavoro, abbassando le tutele e manifestano il dubbio che lo strumento adottato possa essere valido a estendere l’occupazione. Su questo scontro di posizioni solo il tempo sarà in grado di verificare la validità dell’una e dell’altra.

Nel dettaglio, il Decreto Legge appena approvato:

a) sposta da 12 a 36 mesi la durata massima del primo rapporto di lavoro a tempo determinato, eliminando contestualmente l'obbligo di dichiararne la causalità e stabilendo che il datore di lavoro non potrà avere più del 20% di dipendenti con contratto a tempo determinato (non più di un lavoratore su 5). E’ inoltre prevista la possibilità di prorogare un contratto di lavoro a termine in corso di svolgimento, fino ad un massimo di 8 volte nei trentasei mesi, entro il limite dei tre anni, sempre che sussistano ragioni oggettive e si faccia riferimento alla stessa attività lavorativa;

Di Lalla 3 1b) per il contratto di apprendistato prevede il ricorso alla forma scritta per il solo contratto e patto di prova (e non, come attualmente previsto, anche per il relativo piano formativo individuale) e l’eliminazione delle attuali previsioni secondo cui l’assunzione di nuovi apprendisti è necessariamente condizionata alla conferma in servizio di precedenti apprendisti al termine del percorso formativo. È inoltre previsto che la retribuzione dell’apprendista, per la parte riferita alle ore di formazione, sia pari al 35% della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento. Per il datore di lavoro viene eliminato l’obbligo di integrare la formazione di tipo professionalizzante e di mestiere con l’offerta formativa pubblica, che diventa un elemento discrezionale;

c) sugli aspetti legati alla semplificazione importante è l’introduzione della norma che prevede la smaterializzazione del DURC (documento unico sulla regolarità contributiva), superando l’attuale sistema che per la sua presentazione imponeva numerosi adempimenti burocratici alle imprese.

Di Lalla 3 2All’indomani della approvazione del Decreto Legge, il Ministro del Lavoro non si mostra molto tenero con le novità sul lavoro introdotte dalla cosiddetta “riforma Fornero” che pare non abbia funzionato soprattutto perché non è riuscita a correlare le esigenze dei datori di lavoro con la difficile situazione presente nel mercato del lavoro; sull’apprendistato, ad esempio, si cui molte speranze erano state riposte, si è dovuto riscontrare un vero e proprio fallimento. Il Ministro ne è convinto, i risultati positivi sulle assunzioni arriveranno dalla scelta di introdurre i contratti a termine senza interruzione, con la possibilità di restare in azienda per 3 anni di seguito.

Il Ministro ha continuato a rimarcare, in questi giorni, che il Decreto Legge appena approvato consente alle imprese di superare alcuni pesanti ostacoli burocratici che si frapponevano per nuove assunzioni nei casi in cui l’impresa si trovasse nelle possibilità di aumentare il personale della sua azienda. Nelle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi, Poletti ha correttamente evidenziato che i posti di lavoro non possono essere creati con legge e l’azione del Governo sul Jobs Act è appena iniziata e proseguirà nelle prossime settimane con la stesura di un apposito decreto delegato.

Insomma, la seconda e più sostanziosa parte del Jobs Act prevede un disegno di legge delega che dovrà essere discusso in Parlamento. Il Ministro del Lavoro è deciso a proseguire per la sua strada, convinto che una nuova architettura delle norme sul lavoro viene richiesta a gran voce dalla maggioranza di lavoratori ed imprese, e per questo è indispensabile anche superare le resistenze che pure sono arrivate da una parte del sindacato. La volontà di fare presto è confermata anche nei tempi ristretti – sei mesi – che il Governo si è dato per la approvazione della delega. L’auspicio del Ministro è quello che il Parlamento, nel discutere il provvedimento, sappia anche apportarvi modifiche migliorative ma senza stravolgimenti. Quadrato Azzurro
FDL


© 2013-2022 - Fondazione Prof. Massimo D'Antona