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Anno VIII - N° 37-38

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Gennaio/Aprile 2020

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Anno VIII - N° 37-38

Gennaio/Aprile 2020

Altrimenti è come
un due di briscola


di Fabrizio Di Lalla [*]

Fabrizio Di Lalla 30 31

Quando ho scritto queste brevi note nessuno poteva immaginare la tragedia che di lì a poco avrebbe colpito il nostro paese. Oggi le priorità sono altre e tutti noi ci dobbiamo impegnare al massimo per superare questa drammatica situazione. Ne usciremo sicuramente fuori pagando un altissimo prezzo anche perché in tempi normali la nostra classe dirigente, pur conoscendo i mali e le inefficienze dei servizi pubblici, fa poco e nulla per porvi rimedio. Ecco perché ritengo non superato dagli eventi il mio lavoro, utile, se non altro, come promemoria per il ministro del Lavoro, quando saremo in grado di ripartire.

“Devo dar atto all’attuale Ministro del Lavoro di avere, contrariamente a qualche suo predecessore, manifestato chiaramente il suo interesse a mantenere corrette relazioni industriali invertendo la tendenza che si era pericolosamente affermata negli ultimi tempi sull’inutilità delle funzioni dei corpi intermedi.

La conferma l’abbiamo avuta qualche tempo fa con l’apertura di un tavolo di confronto con i sindacati avente all’ordine del giorno, tra l’altro, uno dei temi che necessitano un urgente e incisivo intervento di livello politico: la difficile situazione in cui versano gli uffici e il personale dell’Ispettorato del Lavoro. Tale confronto è stato preceduto da una crescente esasperazione degli addetti che negli ultimi tempi ha raggiunto il massimo livello.

Tale diffuso malcontento è indubbiamente riconducibile agli effetti nefasti della pseudo riforma approvata cinque anni fa che, anziché sanare i vecchi mali, li ha aggravati. Fin dalla definizione del decreto legislativo abbiamo denunciato l’assurdità del modello in esso contenuto che sembrava pensato da un acerrimo nemico dell’efficienza e della funzionalità di un pubblico ufficio o da chi avesse avuto come obiettivo quello di rendere vano ogni controllo in difesa dei lavoratori.

Avevamo affermato, allora, che la riforma nella sostanza cambiava solo la targa degli uffici; modificava, in altri termini, la forma ma non la realtà preesistente. Dobbiamo riconoscere che tale valutazione era errata per difetto perché con l’attuazione della norma le cose sono, purtroppo, cambiate in peggio. Tra gli elementi maggiormente in evidenza di questa perversa riforma ci sono il mantenimento della parcellizzazione della vigilanza e una vistosa contraddizione: quella di aver equiparato in tutto e per tutto dal punto di vista funzionale gli addetti ai vari servizi ispettivi lasciando inalterata la notevole sperequazione retributiva e la differente dotazione di strumenti di supporto.

La delusione degli operatori che avevano sperato in un ritorno all’unità ispettiva e nel superamento di tali differenze è stata forte e si è trasformata nel corso del tempo in un tarlo che sta cancellando la loro fiducia di poter operare in un organismo finalmente efficiente. Il diffuso malessere deriva dal loro senso d'impotenza a bene operare, nonostante il senso del dovere da sempre dimostrato. Nei tre anni intercorsi dall’attuazione della riforma, i politici che si sono succeduti alla guida del Ministero del Lavoro non solo non hanno sentito il dovere di porre un qualche rimedio a tale situazione, ma neanche di dare risposte alle continue denunce provenienti da ogni parte con in testa il movimento sindacale.

Così l’apertura del dialogo da parte dell’attuale ministro ha riacceso le speranze degli addetti ai lavori e di quanti sono interessati a un efficiente servizio ispettivo. Al termine del confronto il vertice politico si è riservato di approfondire la questione per trovare eventuali idonee soluzioni. Di fronte a tale interessante atteggiamento siamo stati presi da un certo ottimismo pensando a una svolta su tale questione, ma il tempo che sta passando senza alcuna novità di rilievo dal fronte politico comincia a raffreddare tale nostro stato d’animo e ci tornano in mente tanti altri momenti simili a questo quando le nostre speranze venivano puntualmente spazzate via dall’immobilismo dei governanti, nonostante gli impegni assunti.

Può essere anche che i dubbi legati alle tante delusioni subite su questa materia siano infondati e magari si stia in una fase preparatoria ed elaborativa di qualche soluzione. Questo non lo sappiamo perché non apparteniamo al cerchio magico del ministro, ma lo speriamo ardentemente. È questa l’ipotesi del bicchiere mezzo pieno. Dobbiamo però valutare anche quella del contenitore mezzo vuoto: che l’atteggiamento propositivo del ministro sia stato solo di circostanza o, peggio ancora, che nonostante la sua buona volontà conti, all’interno dell’esecutivo, come il due di briscola. Quadrato Rosso

[*] Giornalista e scrittore. Consigliere della Fondazione Prof. Massimo D’Antona Onlus ETS

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