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Anno VIII - N° 37-38

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Gennaio/Aprile 2020

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Anno VIII - N° 37-38

Gennaio/Aprile 2020

Il lavoro nell’epoca
del Covid-19


di Claudio Palmisciano [*]

Claudio Palmisiciano 26

Andiamo in pubblicazione, in questa occasione, in una condizione di piena emergenza sanitaria a causa del propagarsi dell’epidemia da Coronavirus e del numero impressionante di contagi e decessi che si stanno verificando in tutto il Paese.

La situazione che stiamo vivendo viene spesso paragonata ad una condizione di guerra e mentre questo paragone può sembrare eccessivo, non possiamo evitare di pensare al nostro “esercito” di medici, infermieri, operatori sanitari, autisti soccorritori, impegnati in prima linea nell’azione di difesa della vita di decine di migliaia di pazienti colpiti dal virus; insieme a loro il nostro pensiero va a tutti gli uomini della Protezione civile, della Croce Rossa e del volontariato in genere, direttamente impegnati nella lotta per combattere l’epidemia e, naturalmente, di tutte le Forze dell’Ordine e dei Corpi Militari impegnati sempre e comunque nell’azione di vigilanza e protezione del territorio e, in questa difficile situazione, nella preziosa azione di sostegno di tutto l’apparato sanitario.

Vedere le immagini impressionanti, diffuse dai TG e programmi TV, di questi lavoratori in azione, la loro abnegazione nel portare avanti, senza alcun risparmio di energie, la lotta quotidiana, condotta anche a rischio della propria stessa vita, contro la malattia e la morte e vederli poi stremati concludere la propria giornata di impegno, non può non farci venire in mente che queste persone rappresentano per il Paese il nostro esercito impegnato nella lotta contro un nemico mai affrontato, silenzioso, invisibile ed estremamente pericoloso.

Insomma, lavoratori che operano in un campo di battaglia difficilissimo e che rifiutano di essere chiamati eroi, anche se molti di loro sono rimasti vittime del contagio e anche caduti in questi giorni proprio nell’espletamento del proprio lavoro.

L’Italia e il mondo intero vinceranno questa battaglia, torneremo alla normalità e avremo tempo e modo di ampliare e approfondire tutta la discussione sull’assetto del sistema sanitario nazionale sulla valorizzazione dei professionisti impegnati per la tutela della nostra salute ma intanto è giusto, anche dalle pagine di questa nostra Rivista, ringraziare queste persone per la qualità e la quantità di impegno profuso e incoraggiarli e sostenerli idealmente, per quanto possibile, a proseguire nella loro difficile, nobile attività.


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In ordine alle conseguenze più immediate, causate dal propagarsi del contagio su tutto il territorio nazionale ed alla totale destabilizzazione della vita sociale ed economica, abbiamo sentito l’esigenza, in coerenza con la nostra scelta editoriale, di soffermarci in maniera più precisa sugli aspetti di più diretto interesse per i lavoratori dipendenti i quali, coinvolti nella situazione di emergenza, si sono trovati a mettere in discussione il proprio rapporto di lavoro; in proposito, le organizzazioni sindacali dei lavoratori hanno, fin da subito, esercitato una fortissima pressione nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha consentito di pervenire alla stipula, il 14 marzo 2020, dell’importantissimo “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” sottoscritto dal Governo, i sindacati e le imprese. Il protocollo contiene linee guida condivise tra le Parti per agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio negli ambienti di lavoro che sono poi state sostanzialmente recepite nel DECRETO-LEGGE 17 marzo 2020, n. 18 relativo a “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

In particolare, sui temi del lavoro, tre sono i problemi che si sono manifestati immediatamente e sui quali riteniamo di porre la nostra attenzione.

Innanzitutto, la chiusura dal 5 marzo delle scuole di ogni ordine e grado in tutta Italia che ha spesso comportato l’esigenza, per almeno uno dei due genitori se entrambi occupati e quasi sempre la mamma, di fermarsi in famiglia per accudire i figli minori e lasciando il proprio posto di lavoro anche in assenza di protezione normativa e/o contrattuale; su questo argomento il DL 18/2020 che, con l’art. 26, ha stabilito che a decorrere dal 5 marzo e per un periodo continuativo o frazionato comunque non superiore a quindici giorni, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato hanno diritto a fruire per i figli di età non superiore ai 12 anni, di uno specifico congedo, per il quale è riconosciuta una indennità pari al 50 per cento della retribuzione e con copertura da contribuzione figurativa. Inoltre, con l’articolo 87 del Decreto 18, sono state fissate regole più precise per l’utilizzo esteso del “lavoro agile” in tutte le pubbliche amministrazioni.

L’altro problema è quello relativo alla sospensione delle attività, soprattutto nel terziario, per la chiusura quasi totale – dovuta o indotta - di numerose attività produttive, che ha determinato una immediata situazione di esubero di manodopera, soprattutto femminile, con conseguenti scelte obbligate di fruizione di ferie, di assenze non retribuite o, in casi estremi, di risoluzioni anticipate di rapporti di lavoro; per far fronte a questo pesantissimo problema, il DL 18 con gli articoli 19, 20 e 21, ha esteso la possibilità di attivare il trattamento ordinario di integrazione salariale, nelle sue diverse forme e, con l’articolo 22, ha dettato nuove disposizione per la Cassa integrazione in deroga, intervento che estende la possibilità di ottenere questo ammortizzatore sociale per tutti i dipendenti di aziende cui non si applica la norma sulla cassa integrazione e che arriva anche alle unità lavorative al di sotto dei 5 dipendenti.

Infine, la questione della prosecuzione dell’attività in molte fabbriche e attività del terziario che apre, fra le tante problematiche, la discussione più importante perché riguarda direttamente la salute dei lavoratori. In questa direzione – ferma restando la normativa generale SULLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO - va l’art 16 del DL 18/2020 il quale stabilisce che, fino al termine dello stato di emergenza, per i lavoratori che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, sono considerati dispositivi di protezione individuale (DPI), le mascherine chirurgiche reperibili in commercio. Regole che, tuttavia, si stanno dimostrando insufficienti perché non sempre la loro concreta applicazione avviene in modo rigoroso. Il caso più emblematico è quello dell’Amazon di Piacenza dove risultavano abbondantemente documentati casi di mancato rispetto della normativa generale sul tema della salute ma anche le disposizioni più recenti legate alla diffusione del Covid-19. Sull’argomento della prosecuzione dell’apertura delle fabbriche le ulteriori prese di posizione da parte di Governatori e Sindaci, nonché da parte dei sindacati ha portato all’approvazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22-03-2020 attraverso il quale è stata operata una ulteriore importante stretta sulle attività produttive industriali e commerciali.


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Abbiamo quindi scelto – fermo restando la consueta impostazione della Rivista sui temi più svariati del diritto del lavoro e della legislazione sociale – di approfondire alcune tematiche più strettamente legate alla situazione emergenziale in atto nel mondo del lavoro. Abbiamo ritenuto opportuno pubblicare, in appendice, uno stralcio del DECRETO-LEGGE n. 18/2020, per alcune delle questioni che hanno più diretta attinenza con i problemi dei lavoratori e dell’emergenza sanitaria.

Nella stessa logica, in quanto direttamente o indirettamente legati alla problematica, diamo spazio in questo numero ad articoli specifici quali quello del Lavoro Agile (Marica Mercanti, già pubblicato nel n. 24-25/2017), Cassa integrazione (Massimiliano Robimarga), Naspi (Riccardo Rizza), Contrattazione collettiva (Carmine Santoro) e la stessa nota nella rubrica Effemeridi, Coronavirus e vecchietti (Fadila). Nel solco della tradizione della nostra pubblicazione, sempre del diritto del lavoro e della legislazione sociale, vanno invece gli altri importanti contributi sui Lavori usuranti (Stefano Olivieri Pennesi), Fattore anagrafico e mercato del lavoro (Marianna Russo), TFR (Stefano Stefani), sulla Formazione in un carcere minorile (Dorina Cocca e Tiziano Argazzi).

In questa occasione Lavoro@Confronto viene aperto da un messaggio di Palmina D’Onofrio, Presidente della Fondazione Prof. Massimo D’Antona, sulla situazione di emergenza sanitaria e sui riflessi che questo ha sull’attività della Fondazione stessa, nonchè dal consueto editoriale di Fabrizio Di Lalla sull’attuale ruolo del Ministero del Lavoro e del suo Ministro.


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Augurandoci di ritrovarci qui fra un paio di mesi e, con la prossima pubblicazione, salutare la fine della emergenza sanitaria, il recupero della indispensabile serenità ed il ritorno alle normali attività quotidiane da parte di tutti e su tutto il territorio nazionale.

[*] Direttore Esecutivo della Fondazione Prof. Massimo D’Antona

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