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Anno VIII - N° 39-40

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Maggio/Agosto 2020

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Anno VIII - N° 39-40

Maggio/Agosto 2020

Un nuovo miracolo


di Fabrizio Di Lalla [*]

Fabrizio Di Lalla 30 31

Chi scrive appartiene a una di quelle generazioni che, dalla fine degli anni quaranta e per alcuni decenni successivi, con uno sforzo sovrumano, ricostruirono il paese ridotto in un ammasso di rovine causate dalla guerra e poi lo trasformarono radicalmente. Si trattò di una vera e propria rivoluzione, l’unica realizzata da noi dai tempi del rinascimento. Fino allora la nostra terra era stata afflitta da miseria e povertà e non aveva subito l’evoluzione delle nazioni del mondo occidentale, distante da esse anni luce in ogni settore. La sua economia si basava ancora essenzialmente su un'agricoltura di sussistenza che non riusciva a sfamare i suoi figli, molti dei quali, a milioni, erano stati costretti a emigrare.

A tale drammatica situazione si aggiungevano: le immense ferite prodotte da eserciti stranieri che si erano combattuti sul nostro suolo com’era avvenuto tante volte nei secoli passati; le carenze igieniche e sanitarie che spargevano la morte ovunque e a tutte le età tenendo basso l’indice medio della vita; l’arretratezza sociale, dei costumi e della cultura. Soprattutto per quest’ultimo aspetto, eravamo stati tenuti per vent’anni colpevolmente fuori dal confronto delle correnti culturali che si andavano sviluppando fuori dai nostri confini e l’indice di alfabetizzazione era tra i più bassi d’Europa. C’era poi in tutta evidenza la subalterna condizione delle donne prive di alcuni diritti fondamentali. Sembrava una situazione senza speranza e senza alcuna via d’uscita.

Ebbene non fu assolutamente così. Nel giro di un ventennio, con una coda negli anni successivi fino agli ottanta, grazie all’impegno, ai sacrifici di tutti noi, alla voglia di lottare e di tener sempre presente accanto ai nostri precipui interessi, quelli collettivi si è avverato un progresso, per il raggiungimento del quale per le altre democrazie non è bastato un secolo. Un vero e proprio miracolo, come giustamente fu chiamato, non solo nel settore economico ma in tutti i campi del vivere civile: un nuovo rinascimento.

Chi scrive ricorda il fervore di quei tempi e le battaglie, dure ma spesso vincenti come quelle sindacali per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori che culminarono con l’emanazione dello statuto dei lavoratori. E poi le lotte per i referendum e per la parità uomo donna; fu una stagione veramente esaltante. L’aumento del benessere economico e di quello sociale marciò di pari passo. Ci furono anche errori e resistenze non superate con conseguenze che producono i loro effetti negativi anche nei tempi attuali, ma nel complesso l’Italia cambiò volto e fu sicuramente un volto infinitamente migliore di quello del passato. Alla fine degli anni ottanta, il 27 febbraio 1988, nel supplemento dedicato all’Italia che portava non a caso il titolo di nuovo rinascimento, la prestigiosa rivista inglese The Economist sottolineava con un certo sbigottimento: “L’Italia è ora la quarta economia mondiale davanti sia alla Francia che all’Inghilterra”.

Ho ricordato tutto ciò perché ho l’impressione che oggi gli italiani si trovino in una situazione difficile, simile, se non uguale, a quella di settant’anni fa. La pandemia ancora in corso, anche se sembra in via di attenuazione, ha provocato decine di migliaia di morti e un disastro economico, bloccando l’attività produttiva per mesi da cui non sarà facile uscirne. Dobbiamo, dunque, di nuovo rimboccarci le maniche.  Dobbiamo essere consapevoli che il futuro che ci attende non sarà roseo, e che per recuperare quanto è stato perso ci vorrà uno sforzo ciclopico.  Il compito più gravoso sarà in carico alle nuove generazioni che dovranno cambiare modi e stili di vita propri di una società del benessere. Potranno farcela se saranno in grado di agire con coraggio, forza di volontà e competenza e soprattutto se sapranno mettere da parte gli egoismi coniugando il loro interesse con quello generale della collettività. In altri termini, se saranno in grado di dare quel che richiedono i tempi difficili, sacrificando il superfluo per l’essenziale.

Oltre a rimettere in piedi economicamente il paese, avranno anche l’opportunità di trasformarlo in meglio per diversi aspetti, eliminando storture, lacci e lacciuoli per rendere più coesa e giusta la nostra società. Questa, pertanto, potrebbe essere l’alba di un nuovo miracolo, sicuramente possibile se solo si riesce a prendere come punto di riferimento l’impresa degli italiani di settant’anni fa.

Allora, in quel magico periodo, abbiamo lottato con successo per conquistare quel che non avevamo, oggi si tratta di riconquistare quel che si è perduto. L’obiettivo, pur non uguale, è simile e richiede lo stesso impegno e la stessa forza di volontà. Quadrato Rosso

[*] Giornalista e scrittore. Consigliere della Fondazione Prof. Massimo D’Antona Onlus

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