x
Questo sito utilizza cookies propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più, clicca qui. Continuando la navigazione ne autorizzi l'uso.
No

Anno VIII - N° 41

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Settembre/Ottobre 2020

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Anno VIII - N° 41

Settembre/Ottobre 2020

Calma piatta


di Fabrizio Di Lalla [*]

Fabrizio Di Lalla 30 31

Di Lalla 41 1C’è stato un tempo in cui il Ministero del Lavoro era considerato dalla classe dirigente del Paese un elemento strategico nella gestione della cosa pubblica. L’aspetto sociale, infatti, qualche decennio fa era ritenuto uno degli elementi basilari dello stato; nel suo ambito grande importanza era data al perseguimento dell’equilibrio tra gli interessi dei produttori e dei lavoratori. Veniva ottenuto attraverso un duro confronto delle rappresentanze sociali, corpi intermedi essenziali in quell’assetto, e spesso era necessario l’intervento pubblico, vale a dire il Ministero del Lavoro, per il raggiungimento dell’accordo.

Presso la sua sede, infatti, ministri capaci e professionalmente preparati e per questo dotati di credibilità riuscivano attraverso difficili mediazioni a raggiungere risultati importanti che determinavano anche grandi trasformazioni e il superamento in positivo delle regole esistenti, mantenendo salda la pace sociale. Certo, nella sua struttura c’erano anche falle vistose, soprattutto negli uffici territoriali, per le scarse risorse e la poca attenzione rivolta alle esigenze degli operatori, ma politicamente manteneva un ruolo di assoluta centralità. Lo prova, infatti, la competizione che si apriva tra personaggi politici di primo piano per assumerne la guida.

Da allora c’è stato un suo lento decadimento con una brusca accelerazione nell’ultimo quinquennio al punto da essere diventato un ministero di risulta dove prevale un’assoluta calma piatta. La sua progressiva emarginazione nell’ambito dell’esecutivo è coincisa con la crisi delle strutture intermedie di rappresentanza come le organizzazioni sindacali di categoria.

A ciò si è aggiunta la modesta capacità della guida politica. Non si spiegano altrimenti i provvedimenti disastrosi adottati; soprattutto quelli del recente passato, come ho sottolineato ripetutamente negli articoli precedenti e su cui voglio ancora tornare perché mi hanno lasciato l’amaro in bocca come penso a gran parte degli operatori e dei cittadini, soprattutto gli utenti del settore.

Di Lalla 41 2Mi riferisco in particolare all'assurda riforma dell’ispezione del lavoro e ai successivi balordi tentativi di metterci delle pezze per migliorarne la produttività, senza avere il coraggio di eliminare l’errore commesso alla base, modificando il quadro normativo.

Di fronte alla persistente, forse aumentata, inefficienza, si è gettato fumo negli occhi dei cittadini, assumendo al vertice di tale organismo elementi esterni, umiliando, così i quadri dirigenti della struttura considerandoli inadatti per tale compito. L’esperimento naturalmente non poteva essere risolutivo e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Quanto, poi, alle grandi trovate nel campo della politica attiva del lavoro che dovevano favorire l’incontro tra domanda e offerta, esse rappresentano un pugno allo stomaco nei confronti di chi ha qualche conoscenza di tali meccanismi. Mi riferisco, intanto, al reddito di cittadinanza. Come misura assistenziale per i più deboli, nulla da dire, salvo che andava accompagnata da efficaci strumenti di controllo.

La loro assenza ha provocato la corresponsione di tale sussidio a mafiosi, brigatisti e truffaldini come sta emergendo in questi ultimi tempi. Il fatto, invece, di averlo voluto spacciare come strumento propedeutico all’immissione al lavoro è stato un atteggiamento senza limiti alla vergogna, considerando le condizioni disastrose in cui versano da anni le strutture addette a tale compito.

Anziché mettere mano a una razionale riorganizzazione degli uffici di collocamento e delle politiche attive del lavoro, si è adottato una misura incomprensibile e fuori da ogni logica: quella di assumere migliaia di operatori, oltretutto con contratto precario. Mi riferisco ai famigerati navigator cui è affidato l’ingrato e impossibile compito di trovare lavoro ai disoccupati. Già l’uso di termini stranieri mi è stato sempre sospetto, perché essi sono spesso serviti a celare l’inutilità di uno strumento.

Di Lalla 41 3Ma al di là dell’aspetto nominalistico, chi, come me, è stato per anni a contatto con tale realtà non poteva non vedere, come ho scritto all’epoca, che aggiungere altro personale a quello già esistente dentro uffici senza futuro rappresentava una vera e propria provocazione.

Qualcuno sospetta che sia stata solo un’operazione per assunzioni clientelari. Non lo credo, sebbene ritenga che potessero essere avviati verso funzioni pubbliche efficienti che necessitano di personale e ce ne sono. Penso, dunque, che tale provvedimento sia stato fatto in perfetta buonafede, ma senza la dovuta conoscenza e professionalità.

È questo, purtroppo, l’elemento negativo del sommovimento politico portato avanti da piccoli ortotteri. Nella decadenza attuale del nostro paese non vanno esclusi i mass media. Per i disastri che abbiamo descritto, tranne qualche belato, c’è stato il completo silenzio che grida vendetta.

E pensare che oggi con l’arrivo delle risorse europee si potrebbe portare avanti un'efficace ristrutturazione del settore se solo ci fossero l’intelligenza e la volontà di portarla avanti. Quadrato Rosso

[*] Giornalista e scrittore. Consigliere della Fondazione Prof. Massimo D’Antona Onlus

Condividi l'articolo su:

© 2013-2018 - Fondazione Prof. Massimo D'Antona