Anno IX - N° 47-48

Rivista on-Line della Fondazione Prof. Massimo D'Antona

Settembre/Dicembre 2021

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Anno IX - N° 47-48

Settembre/Dicembre 2021

Il ritorno della sicurezza all’INL

Un nuovo, inutile condominio


di Fabrizio Di Lalla [*]

Fabrizio Di Lalla 30 31

Di Lalla 47 48 1Nel periodo in cui si discuteva del trasferimento della sicurezza sul lavoro alle regioni, realizzatosi poi nel 1978, chi scrive ne era convintamente favorevole per due motivi. Il primo, riferito alla realtà, era la costatazione dell’inadeguatezza dell’Ispettorato del Lavoro a svolgere tale funzione per mancanza assoluta dei mezzi necessari. Pur disponendo, infatti, di personale altamente qualificato per professionalità ed esperienza, esso era assolutamente insufficiente e da tempo la politica aveva chiuso i rubinetti d’afflusso dei mezzi, uomini e risorse necessarie perché c’era una diffusa diffidenza, devo dire completamente infondata, nei suoi confronti, considerato un residuo del fascismo. Tale atteggiamento, purtroppo, trovava la sua massima espressione nel movimento sindacale e poiché ne facevo parte, ne sono stato spesso testimone e anche imputato perché oltre a essere sindacalista ero anche un ispettore.

L’altro motivo, di natura per così dire ideologica, era legato al concetto dell’avvicinamento dei servizi pubblici per quanto più possibile al cittadino per renderne la fruibilità più rapida e il controllo più penetrante. Non c’è voluto molto per prendere atto che a volte un concetto intrinsecamente logico e condivisibile può diventare uno slogan vuoto. Infatti, quella riforma non è stata altro che un trasferimento puro e semplice di funzioni da un organismo all’altro, oltretutto privo d’esperienza, senza un piano che prevedesse un’organizzazione moderna in grado di superare l’impostazione burocratica corrente, con l’aggiunta del pericolo d'intromissioni politiche e della disomogeneità per le differenti capacità economiche e finanziarie delle singole regioni. Così l’inefficienza è continuata, anzi si è aggravata al punto che il numero degli infortuni è andato in crescendo di anno in anno. L’attuale grido d’allarme ricorda quello degli anni settanta e così si sta tornando al punto di partenza Un ping pong che con maggiore oculatezza poteva essere evitato.

Di Lalla 47 48 2Ho ritenuto utile fare questa premessa per ricordare gli errori del passato con la speranza che essi non vengano ripetuti, ma qualche dubbio mi rimane nell’esaminare il decreto legge che restituisce all’Ispettorato tale funzione senza peraltro sottrarla alle regioni creando, purtroppo, un nuovo condominio dopo quello sulla vigilanza amministrativa. Diversamente dal privato dove la concorrenza è un fattore di sviluppo, nel pubblico sono convinto, confortato dai fatti, che sia un elemento negativo in grado di creare confusione, inutili duplicazioni e anche uno scaricabarile nei confronti dell’opinione pubblica. In merito a quest’ultimo aspetto ne abbiamo avuto un esempio ultimamente quando di fronte alla catena d'infortuni mortali si sottolineava su alcuni giornali l’inadeguato contrasto a tale fenomeno per colpa dell’Ispettorato del Lavoro.

Forse più d’uno ignorava che da decenni non era più titolare di tale funzione. Figuriamoci quel che potrebbe succedere nella prima fase quando con i pochi addetti disponibili non sarà in condizione di assicurare un servizio decente.

Di Lalla 47 48 3E tale fase può avere anche una durata non proprio breve perché prima che i nuovi ispettori possano entrare validamente in campo, ci vorrà del tempo dovuto all’iter, per quanto accelerato, dei concorsi e alla necessaria formazione. Né credo al coordinamento tra enti che hanno le stesse competenze; nel settore pubblico non ha mai funzionato a dovere. Basta l’esempio fallimentare nel campo della vigilanza ordinaria per rendersene conto. Esso, oltretutto si scontra con la pesantezza delle procedure burocratiche; a volte, anzi, ne diventa parte integrante.

Quanto alla gestione ottimale della prevenzione, sarebbe stato necessario un progetto complesso fatto di uomini, mezzi, risorse e modello organizzativo finalizzato all’ottimizzazione dei risultati che nel decreto non c’è, sperando che qualcosa venga corretta nella legge di conversione.

È vero che all’attuale organico vengono aggiunti 1.024 posti di ispettore ma essi sono assolutamente inadeguati rispetto ai nuovi compiti considerando il bacino di utenza rappresentato da una parcellizzazione dell’attività produttiva formata prevalentemente da medie e piccole aziende, dove oltretutto il rispetto delle norme di tutela è generalmente meno garantito.

Di Lalla 47 48 4L’attività di prevenzione presuppone un continuo, incessante e diffuso contatto con le realtà aziendali e senza personale adeguato non si va da nessuna parte. Né possono essere impiegati per tali compiti così specialistici gli ispettori che non hanno i requisiti professionali idonei; si correrebbe il rischio di mandarli allo sbaraglio in modo irresponsabile. Semmai, a regime, l’attività di vigilanza dovrebbe essere svolta prevalentemente da un gruppo interdisciplinare di addetti. In conclusione, il Ministro del Lavoro ha fatto bene a riportare queste competenze nell’ambito del soggetto “naturale” ma ritengo che sia solo il primo passo; senza un progetto adeguato alle effettive necessità, si può correre il rischio di ritrovarsi nella situazione anteriore al 1978. Quadrato Rosso

[*] Giornalista e scrittore. Consigliere della Fondazione Prof. Massimo D’Antona Onlus.

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