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Agenzie… Una… Nessuna… Centomila!

di Stefano Olivieri Pennesi [*]

Olivieri Pennesi 2Con il Jobs Act il Governo sta attuando le proprie strategie finalizzate a combattere la crisi economica in essere e la relativa assenza del "bene lavoro".

Pilastro su cui trova fondamento il Jobs Act, sinergico alla riforma complessiva del mercato del lavoro, è la legge n.183 del 10 dicembre 2014, che contiene le deleghe al Governo in:

  1. Materia di riforma degli ammortizzatori sociali.
  2. Delle politiche attive e servizi per il lavoro.
  3. Semplificazione delle procedure e degli adempimenti.
  4. Riordino delle forme contrattuali e dell’attività ispettiva.
  5. Tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro.


La suddetta legge è entrata in vigore il 16 dicembre 2014 e potrà esplicarsi con l’esercizio delle varie “deleghe”, da parte del Governo, entro la data del prossimo 10 giugno 2015.

Allo stato, relativamente alla concreta attuazione delle deleghe, si evidenzia che nella GU n.54/2015 sono stati pubblicati i primi due decreti attuativi del Jobs Act e precisamente quello riguardante il cosiddetto “contratto a tutele crescenti” d.lgs. n.23/2015 e quello che ha introdotto i “nuovi ammortizzatori sociali” d.lgs. n.22/2015 denominati NASpi-nuova assicurazione sociale per l’impiego, ASdi-assegno sociale di disoccupazione e DIS.COLL. destinata ai titolari di collaborazioni coordinate e continuative; altresì per le politiche attive è stato introdotto, in tale decreto, in nuovo “contratto di ricollocazione”.

È bene precisare inoltre che sono stati trasmessi alle Camere, due ulteriori schemi di decreti legislativi per il previsto parere delle commissioni parlamentari, uno sul riordino delle forme contrattuali e disciplina delle mansioni, l’altro sulle misure per favorire la “conciliazione” fra tempi di cura, vita e lavoro.


I decreti delegati, di attuazione del Jobs Act, messi in campo dall'Esecutivo, e quelli che seguiranno nelle loro versioni definitive, ci daranno finalmente contezza anche di quello che potrà essere il futuro e quindi il ruolo che verrà conseguentemente attagliato al Dicastero del Lavoro e alle sue componenti centrali e territoriali. In tale contesto sarà determinante comprendere come si intenderà agire sull'architettura complessiva e sulle fondamentali risorse umane che la compongono.

Allo stato stiamo assistendo ad una "incomprensibile" ridda di voci, ipotesi, opzioni, che fanno, del tema “Agenzia/e” un corollario di illazioni che sicuramente non aiutano ad una chiarificazione su ruoli, compiti e strategie, in tema lavoristico. In primis, in capo alla "casa madre", ma anche e soprattutto per il futuro degli attori principali, ovvero il vertice politico nonché i dirigenti, i funzionari, gli impiegati, i lavoratori precari, non solo quelli appartenenti al Ministero del Lavoro, all’Inps, all’Inail, ma anche quelli afferenti ai Centri per l'Impiego pubblici, all’Isfol, a Italia Lavoro e aggiungerei ad altre Amministrazioni come le Prefetture, le Asl, ecc.

Ovviamente, il presente apporto non rappresenta il luogo più idoneo per intervenire compiutamente nel dibattito generale scaturente su un futuro più o meno prossimo delle Agenzie, certamente, però, può “contribuire” ad aprire una riflessione circa la evidente assenza di visioni unitarie/univoche su come condurre in porto le radicali trasformazioni che si sono succedute, in un arco di tempo molto breve, e che dovranno ancora concludersi alla luce anche delle innovazioni legislative introdotte con la riforma copernicana dettata dal Jobs Act. A puro esempio citiamo come stanno prendendo forma iniziative "disarticolate", ma non per questo non condivisibili, da parte di Regioni, e nello specifico, della Regione Toscana, che si dichiara pronta ad attuare la legge che istituisce la nuova "Agenzia regionale per il lavoro" che si appresterebbe ad accogliere le funzioni di collocamento, servizi per l'impiego, politiche attive del lavoro, svolte, fino ad oggi, dalle Province attraverso i Centri per l'Impiego ubicati nel territorio "Mediceo".

La Toscana, di fatto, si è intestata il ruolo di battistrada in quanto prima Regione a dare corso al riordino dei Centri per l'Impiego, a seguito della decisione assunta a fine gennaio 2015 della Conferenza delle Regioni, che contrasta, in sostanza, con l'ipotesi di accentramento di competenze ipotizzato in sede di Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, e che determinerebbe una "divaricazione" tra politiche attive del lavoro, di competenza statale, rispetto a formazione e istruzione, di esclusiva competenza regionale.

Tale dualismo comprometterebbe qualsiasi iniziativa a sostegno dell'occupazione e delle attività produttive sui territori, politiche che, di converso, dovrebbero marciare, unidirezionalmente, una interconnessa all'altra. Un disegno istituzionale quindi, a dire della conferenza delle Regioni, che andrebbe a ledere un aspetto cardine ovvero, le profonde differenze e peculiarità esistenti tra mercati, territori e distretti produttivi.

La Toscana ha inteso, pertanto, "anticipare gli eventi" (fornendo un esempio per le altre Regioni) preludendo il passaggio di competenze conseguente alla riforma Delrio sulle Province nonché alla modifica del titolo V della Costituzione. Da qui l'idea delle Agenzie Regionali, espressa in sede di Conferenza, che potranno essere il nuovo strumento per il governo dei servizi per l'impiego.

Tale scelta sembrerebbe, al contempo, non configgere con una istituenda Agenzia Nazionale per il Lavoro che potrebbe avere competenze sui livelli essenziali delle prestazioni, sugli standard minimi, su personale e risorse, sui criteri per accreditare operatori pubblici e privati, sul coordinamento e la gestione di un sistema informativo, sul monitoraggio e la valutazione degli interventi e dei risultati, ma anche si reale supporto alle Regioni stesse.

L’Agenzia “in pectore” potrebbe altresì richiedere l’accorpamento delle funzioni e le strutture, comprensive di risorse umane, di Italia Lavoro e forse anche dell’Isfol (ancorché essere quest’ultimo l’unico vero Ente/strumento di ricerca sottoposto alla diretta vigilanza del Ministero del Lavoro).

Anche l’altra creatura, a divenire e in procinto di esserlo, che dovrebbe essere l’Agenzia per l’attività ispettiva, gode di un ampio dibattito sulla sua costituzione, come anche della sua mission, in primo luogo legata alla unificazione dei corpi ispettivi del Ministero del Lavoro, nonché di Inps e Inail, circa la indispensabile omogeneizzazione di modalità operative, unicità e dialogo tra banche dati esistenti, risorse umane, finanziarie, tecnologiche e strumentali, formazione e riqualificazione/aggiornamento professionale, ma anche, e non da ultimo, rispetto alla “parametrazione” delle retribuzioni fisse come anche accessorie, ovvero galleggiamento stipendiale, applicabile all’intero organico delle tre Amministrazioni.

Dibattiti a non finire anche nelle più remote Province, esempio a riguardo è stato l’ evento promosso dalla FP-Cgil Lombardia, tenutosi negli Uffici Inps della sede di Brescia, lo scorso 29 gennaio, dove si è discusso della riforma in animo, degli uffici ispettivi, proposta dal Governo, quale rilevante novità per il futuro dei lavoratori e lavoratrici del Ministero del Lavoro di Inps e Inail. Azioni similari sono state più di recente intraprese dai coordinamenti territoriali degli ispettori in Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Veneto, Toscana, Campania supportati dalle sigle sindacali maggiormente rappresentative. Si segnalano anche iniziative a livello centrale organizzate unitariamente dai sindacali confederali, come anche assemblee convocate da sigle autonome come RdB, tutto ciò finalizzato alla ricerca di un miglior e maggior dialogo con i vertici politici decisionali sul tema Agenzia Ispettiva (in tal senso è da intendersi l’incontro avvenuto lo scorso 3 marzo c/o il Ministero lavoro).


Olivieri Pennesi 9 4Ebbene, è di palese evidenza l’esigenza espressa da tutte le OO.SS. di vedersi “compartecipi” nel percorso che porterà alla creazione dell’Agenzia Unica Ispettiva, come anche dell’Agenzia per il Lavoro, perseguendo, prioritariamente, il “miglioramento dei servizi offerti”, la loro modernizzazione ed informatizzazione, ma anche e soprattutto l’ottimizzazione del lavoro e delle relative competenze e non da ultimo l’aspetto più rilevante per la forza lavoro pubblica, vale a dire la salvaguardia dell’occupazione anche dal punto di vista di una eventuale “mobilità sostenibile del personale”.

Degno altresì di sottolineatura, è il bisogno di rappresentare come il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, anche alla luce di quanto quotidianamente e diligentemente fanno i lavoratori del Dicastero nella trincea sia degli Uffici del territorio che dell’ Amministrazione centrale, svolge non soltanto per la delicata mission dell’attività ispettiva, ma anche per le competenze in materia di: Previdenza sociale, Politiche attive del lavoro, Tutela del lavoro e della sua sicurezza, Formazione, Ammortizzatori sociali e sostegno al reddito, Politiche sociali, Lavoro Immigrato, Volontariato e terzo settore, Conciliazioni e vertenze, Sportelli unici per per l’impiego, Certificazione contratti, Arbitrati, Emersione lavoro sommerso, autorizzazioni lavoristiche varie, sportelli informativi di ascolto e mediazione culturale per lavoratori immigrati, ecc.

In una parola una poliedricità di competenze che hanno il solo bisogno di essere tutte, allo stesso modo, valorizzate e supportate da scelte proiettate in un futuro maggiormente nitido e terso, non solo per i lavoratori, ma anche per una Amministrazione troppo bistrattata ancorché di grande tradizione nonché presidio permanente di legalità e tutela del lavoro, a tuttotondo.

Passiamo ora a trattare più compiutamente relativamente alla istituenda Agenzia per l’attività ispettiva. Il 20 febbraio scorso il Consiglio dei Ministri avrebbe dovuto deliberare lo schema di decreto legislativo inerente la costituzione di detta Agenzia, vocata alla unificazione degli organi e quindi dei controlli degli Ispettori del Lavoro del Ministero, dell’Inps, dell’Inail. Tuttavia, la citata bozza di d.lgs. circolata nell’immediata vigilia del CdM, in via informale, ha prodotto contestuali reazioni critiche da parte di pressoché tutte le OO.SS. sia sul merito della bozza di decreto, sia sul metodo con il quale è stato inteso avviare il percorso Amministrativo di costituzione del nuovo soggetto pubblico.

Tentiamo ora di sintetizzare gli aspetti che hanno destato maggiore avversità da parte del personale delle tre Amministrazioni interessate nonché, dalle organizzazioni sindacali loro rappresentanti.

Un primo elemento, pregiudiziale, è stato individuato nell’indicazione “puntuale” della composizione della pianta organica, espressa in 5289 unità, tale da inficiare, in sostanza, la dichiarata autonomia organizzativa del nascente Ente, poiché, per eventuali modifiche, inerenti ad es. la medesima pianta organica, essendo inserita in legge, ossia atto avente forza di legge, quale appunto il d.lgs. per subire modifiche si dovrebbe ricorrere ad un pari livello di “fonte”, con la conseguenza di veder interagire, impropriamente, il Legislatore su questioni squisitamente “ordinamentali” riguardanti un Ente che dovrebbe definirsi “autonomo”.

Tali considerazioni potrebbero essere altresì valevoli per quanto attiene l’individuazione del numero esatto di sedi, distribuite sul territorio (quantificate in 18 periferiche più una centrale) individuando, al contempo, l’organico dirigenziale di seconda e prima fascia.

Altro elemento di grande rilevanza è rappresentato dalla scelta di “sopprimere” le attuali Direzioni territoriali del lavoro e Direzioni interregionali del lavoro. Ciò, è indubitabile, rappresenterebbe un forte ridimensionamento del Dicastero, come oggi lo conosciamo e delle strutture operanti sia presso le Direzioni Generali che sui territori, a presidio dei diritti e della legislazione sul lavoro, causando evidente nocumento ai lavoratori e lavoratrici, alle aziende, alle organizzazioni sindacali e datoriali, alle associazioni categoriali, alle istituzioni locali, ecc.. Non da ultimo, ovviamente, si assommerebbe il problema legato ai dipendenti stessi delle Amministrazioni interessate da processi di mobilità verso la nascente Agenzia, che implicherebbero concrete ricadute, dal punto di vista della conciliazione tempi di vita tempi di lavoro, pendolarismo forzato, parità uomo donna, telelavoro, ecc. altresì contrasti con le recenti normative quale il decreto di riforma della PA (decreto Madia) inerente la distanza massima per l’applicazione della mobilità al pubblico dipendente, compresa in un raggio di 50 kilometri.

Olivieri Pennesi 9 1Non secondaria è inoltre, certamente, la questione che si lega alla eventuale perdita, da parte del nuovo soggetto Agenzia, di una serie di funzioni ed attribuzioni svolte dalle odierne Direzioni territoriali del lavoro, in materia di: conciliazioni, arbitrati, certificazioni dei contratti, osservatori sulla cooperazione, comitati emersione lavoratori sommersi, autorizzazioni per videosorveglianza, lavoratrici madri, autorizzazioni maternità a rischio, sportelli unici sull’immigrazione, commissioni provinciali e speciali cassa integrazione, monitoraggi contratti di solidarietà, banche dati sui contratti aziendali di II livello, ecc.

Il soggetto in fieri “Agenzia unica ispettiva” potrebbe, al contempo, fungere da viatico per produrre un teorico esubero di quasi 2000 unità amministrative, che potrebbero essere trasferite, quale contingente eccedente, anche in “soprannumero”, presso Inps, Inail, Prefetture – Utg, Aziende sanitarie, ecc. coma anche, evidentemente, la struttura stessa delle Direzioni Generali dell’Amministrazione centrale, configurate anche in virtù di una articolazione periferica del Ministero che verrebbe a cessare, unitamente alle relative competenze.

Tali Amministrazioni dovrebbero, quindi, ereditare le competenze, insieme a detto personale eccedente e proveniente, per la quasi totalità, dalle Direzioni territoriali e interregionali del lavoro, per occuparsi delle materie e funzioni svolte, pocanzi elencate, con evidenti ricadute sulla riorganizzazione e gestione delle strutture riceventi, già in buona parte interessate da programmi di ristrutturazione e riorganizzazione ancora in itinere o addirittura in probabile ridimensionamento quali le stesse Prefetture.


Un aspetto non marginale che si pone alla base di qualsiasi operazione di restyling e reingegnerizzazione, di ogni Pubblica Amministrazione, oggi, come anche al fine di razionalizzare e semplificare la propria azione, è rappresentato dalla necessità (auspicio) che ogni processo debba avvenire senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e con risorse umane, finanziarie e strumentali, presenti a legislazione vigente.

Orbene, se da un lato, come si evince nella bozza di decreto informale circolata, inerente la più volte citata costituzione di Agenzia Ispettiva, si parla espressamente della soppressione delle Direzioni territoriali ed interregionali del lavoro e del relativo “risparmio di spesa” inerente la totalità dei canoni di locazione e relativi oneri diretti o riflessi nonché spese di manutenzione, per fitto locali, delle attuali sedi istituzionali; da un altro lato la relazione tecnica, del decreto, dovrà necessariamente contemplare, cosa che nella prima versione non sembra trovare riscontro, una serie di ulteriori oneri presuntivi quali l’attribuzione, certa, di quota parte di costi per utilizzo di spazi ed attrezzature, da parte dell’Agenzia, ancorché messi a disposizione da Inps, Inail o altra Amministrazione, che non potranno, questi, plausibilmente, essere affidati in uso in maniera totalmente gratuita.

Non secondario è altresì l’oneroso iniziale ma anche permanente e profondo programma straordinario di formazione, riqualificazione ed aggiornamento professionale, al quale dovrà partecipare l’intero organico della istituenda Agenzia, al fine di colmare “rispettive” lacune di conoscenze precipue, da parte delle tre componenti di organici ispettivi, per permettere una medesima capacità operativa e di intervento fungibile sul campo.

Altro aspetto fondamentale, legato ai costi prospettici dell’operazione di unificazione, in una sola Agenzia ispettiva, di organici provenienti da entità radicalmente distinte, fino ad oggi, è legato ai supporti tecnologici/telematici ed infrastrutturali che permetteranno agli ispettori di operare con gli stessi mezzi ed ausili, allo stato, profondamente difformi tra Amministrazione ed Enti.

Come anche la questione inerente i contratti e i trattamenti ed inquadramenti retributivi diretti, indiretti, fondamentali e accessori, che rappresentano oggi un “gap” particolarmente distante e che si dovrebbero andare ad innestare, come parrebbe, nel CCNL comparto ministeri. Meglio sarebbe, però, prendere in esame, per omogeneità normative, l’inquadramento contrattuale nel comparto delle Agenzie o anche, eventualmente, delle Autority indipendenti.

Dal punto di vista degli “organici” del Ministero del Lavoro che potrebbero non trovare collocazione in detta Agenzia ispettiva, quantificabili in poco meno di 2000 unità, emerge il fatto di essere esse dotate, per la quasi totalità, di non comuni caratteristiche specifiche formatesi nell’esercizio delle variegate attività svolte dal Ministero anche e soprattutto nelle ex Direzioni provinciali e regionali del lavoro ora Direzioni territoriali ed interregionali del lavoro e precedentemente in parte assolte dagli ex Uffici di collocamento. Attività quali anche quelle svolte attualmente, da personale ispettore di cooperative, in avvalimento per il Mise, ma in passato per il Ministero Lavoro – Direzione Generale Cooperazione.

Ebbene, tali risorse umane potrebbero, a ben vedere, transitare anziché in artificiosi ed asettici elenchi “soprannumerari” presso gli Enti Inps, Inail, ovvero Utg-Uffici territoriali di governo, o anche Aziende sanitarie, come anche altri uffici pubblici; con conseguenti non remoti rischi di messa in “mobilità” forzata da parte di Amministrazioni già interessate dall’azione contrattiva di spendig review, che ha previsto riduzioni di organici e relative “razionalizzazioni” di servizi resi all’utenza; transitare appunto in strutture di questo permanente comparto Lavoro. Meglio sarebbe, però, che tale organico, dotato di lunga e specifica esperienza, possa continuare a svolgere la propria attività nell’indispensabile ed aggiungo imprescindibile “Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali”.

Olivieri Pennesi 9 2Il ragionamento che ora mi accingo a fare trova spunto da una parte nel vedere “preservare” e garantire ogni territorio, dotato di pari dignità e specificità socio-economica, dal punto di vista del contrasto alla illegalità e al lavoro nero e/o sfruttato e mercificato illegittimamente, con relative declinazioni di elusione ed evasione fiscale, contributiva, assicurativa, con un occhio costante anche al mantenimento di standard evoluti rispetto alla sicurezza ed igiene di ogni luogo di lavoro, sia esso interno che esterno, dir si voglia.

Dall’altra parte la necessità di “ragionare in grande” rispetto alla seconda gamba su cui si reggerebbe il grande progetto di riforma del lavoro, così volitivamente perseguito dal Governo in carica. Mi riferisco all’ambizioso progetto di riforma strutturale delle politiche attive sul lavoro ed in particolare alla necessità di costituire un’altra Agenzia, con grandi aspettative, che si occupi di lavoro, dal punto di vista del suo concreto procacciamento, che si basi su una nuova vita garantita ai Centri per l’Impiego pubblici (e aggiungo privati) necessari anelli di collegamento tra chi cerca lavoro e chi lo offre, che però, fino a oggi, dalla ormai remota costituzione (pacchetto Treu), scarsi risultati hanno potuto offrire.


È proprio in tale contesto di strutturazione, nel nuovo soggetto “Agenzia nazionale per il lavoro”, che si dovrebbe trovare l’esempio imitabile nelle altre esperienze europee ad esempio di: Francia, UK, Germania, Olanda. Siamo quindi alla necessità di “strutturare capillarmente”, con organici adeguati e corrispondenti, il nuovo soggetto deputato alle politiche attive per il lavoro, anche alla luce dei primi due recenti decreti, fortemente innovativi, incardinati nello Jobs Act. Ciò dovrebbe far riflettere sulla opportunità di vedere impiegate risorse umane, ancorché non più giovanissime, ma di sicuro maggiormente motivate e sufficientemente formate, per affrontare le tematiche “lavoristiche” che per altro sono state l’humus sul quale si sono poggiate le Direzioni del lavoro, intese quali presidi di legalità, tutela ed incontro del lavoro, nella sua accezione più nobile, a favore di lavoratori, aziende, OO.SS. e datoriali, Patronati, professionisti, associazioni, operatori, e aggiungo “cittadini”.

Sarebbe quindi maggiormente efficacie una azione tendente al “recupero” di tali risorse lavorative per incrementare, in primis, con risorse umane aggiuntive, ma già in servizio, la rete di 554 centri per l’impiego attualmente operanti all’interno e nell’egida di una Agenzia del lavoro, anch’essa caratterizzata da una sede centrale e ulteriori sedi regionali.

Di converso, l’assegnazione di queste quasi 2000 unità ad altre entità pubbliche per continuare a svolgere attività che meriterebbero, invece, una nuova definizione ed articolazione, ad esempio proprio nella mission dell’Agenzia del lavoro, trovando maggiore impulso in una struttura più marcatamente destinata alla trattazione del tema lavoro, così come lo abbiamo conosciuto nelle sedi proprie del Dicastero, distribuite sul territorio.

In conclusione alla pur “interessante ed innovativa” soluzione di costituzione del soggetto Agenzia unica ispettiva, nell’intento di arrivare, finalmente, ad avere un sistema unico di ispezioni, maggiormente incisivo, efficiente ed efficacie, non esiterei a suggerire, umilmente, una ponderazione aggiuntiva relativamente ad un poco sostenibile arretramento dello Stato sul territorio, soprattutto in un contesto, quale quello attuale, poco incline alla legalità e alla salubrità del sistema economico offerto dal nostro Paese.

Risulterebbe, inoltre, particolarmente difficile, stante la ipotizzata riorganizzazione che si vorrebbe attuare con la prospettata Agenzia Ispettiva, per i cittadini ed utenti istituzionali, denunciare illeciti inerenti la sicurezza sui luoghi di lavoro, o anche attivare le richieste di intervento per segnalare comportamenti illegittimi in materia di rapporti di lavoro, retribuzioni, mancati versamenti contributivi e assicurativi, inosservanza degli istituti contrattuali, tutele della maternità, denunce licenziamenti illegittimi, certificazione contratti di lavoro, gestione e tentativi di conciliazione, autorizzazione lavoratori minori, lavoro extracomunitario, ecc.

Olivieri Pennesi 9 3In buona sostanza potrebbe prospettarsi una nuova geografia, in “coesistenza” con l’istituenda Agenzia Ispettiva, nell’ottica di un innovativo intervento di “ingegneria gestionale” rivisitando l’architettura e le attribuzioni degli Uffici del Ministero del Lavoro, come oggi li conosciamo e attualmente presenti, nella misura di 85 sedi distribuite sul territorio nazionale, di cui 81 Direzioni territoriali e 4 Direzioni interregionali, che fino ad oggi hanno rappresentato anche veri e propri “punti di ascolto e di tutela lavoristica” nonché “isole di legalità” per l’intera collettività del nostro Paese, oltreché di fattivo aiuto per contrastare, appunto, illegalità ed arbitri in materia di lavoro e a difesa del “diritto” costituzionale del lavoro.

In buona sostanza potrebbe configurarsi un Dicastero articolato, mantenendole, con le attuali 85 sedi presenti sul territorio, in “coesistenza con una Agenzia Ispettiva in “versione smart” dove far confluire solamente un organico di supporto all’indirizzo politico amministrativo del vertice centrale, che potrebbe essere rappresentato, principalmente, dall’attuale struttura di cui si compone la Direzione Generale Attività Ispettiva attualmente incardinata nel Ministero del Lavoro. Tale Agenzia quindi vedrebbe esplicare i propri specifici indirizzi ed orientamenti per mezzo dell’istituto dello ”avvalimento” esercitato con il personale ispettivo attualmente in capo al Ministero del Lavoro, all’Inps e all’Inail; personale che continuerebbe ad essere incardinato amministrativamente presso le tre strutture pubbliche presenti e organizzate a loro volta con sedi e dirigenza territoriale, ma che svolgerebbe le funzioni istituzionali su indirizzo e coordinamento stabilito dal vertice dell’Agenzia demandandone la responsabilità operativa alla dirigenza unica garantita dal vertice presente nelle Direzioni territoriali del lavoro.

Tale soluzione riprodurrebbe esperienze similari già in essere, ad esempio, per quanto succede con Il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, incardinato e in avvalimento nel Ministero del Lavoro, come anche gli altri nuclei specialistici dell’Arma quali quelli operanti presso il Ministero della Salute, il Ministero dei Beni Culturali, il Ministero dell’Ambiente, ecc. Altro esempio è rappresentato dall’Anac – Autorità anticorruzione che svolge la propria attività di vigilanza in materia di contratti pubblici, trasparenza, anticorruzione, valutazione performance (Oiv) grazie all’avvalimento operativo delle strutture presenti nei singoli Dicasteri ed Amministrazioni Pubbliche deputate specificamente, con i propri ordinamenti, al trattamento di tali aspetti. Sempre facendo riferimento a formule, in essere, di “avvalimento”, citiamo l’attività svolta dal Ministero dello Sviluppo Economico e precisamente della Direzione Generale Vigilanza sugli Enti, il sistema cooperativo e le gestioni commissariali, relativamente alle competenze ispettive sulle cooperative svolte, in tutto il territorio nazionale, da personale opportunamente già formato e dotato della qualifica ispettiva, ma appartenente al Ministero del Lavoro. Ebbene, tale personale, pur non essendo appartenente al MISE svolge legittimamente e formalmente con relativo incarico, per esso, in presenza di una convenzione tra le due Amministrazioni, attività ispettiva istituzionale, anche in virtù della precedente collocazione ed incardinamento, della DG Cooperazione, nel Ministero del Lavoro, e aggiungo in qualità di personale appositamente-opportunamente “formato” in epoca antecedente al passaggio di competenze avvenuto a suo tempo tra detti Ministeri.

Altresì, infine, meriterebbe attenta riflessione il problema della “dispersione” (diaspora) del patrimonio di conoscenze recenti ma anche remote, di tutto il personale appartenente al Ministero del Lavoro, operante sia al centro che nel territorio. Ciò non deve confliggere, al contempo, con la rinnovata esigenza di rendere più moderna l’Amministrazione, economicamente sostenibile, ricorrendo anche ad Agenzie e/o strutture serventi, collegate, controllate, senza perdere di vista il “bene lavoro” (interno od esterno) e la sua dignità connessa con l’esistenza stessa dell’uomo, quale elemento fondante di ogni società. Quadrato Arancione

[*] Professore a contratto c/o Università Tor Vergata, Roma – titolare della cattedra di “Sociologia dei Processi Economici e del Lavoro”. Il Prof. Stefano Olivieri Pennesi è anche Dirigente del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direttore della DTL di Prato. Ogni considerazione è frutto esclusivo del proprio libero pensiero e non impegna in alcun modo l’Amministrazione di appartenenza. 

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